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Attualità 2 min di lettura2 ore fa

Economia italiana, Pil fermo nel terzo trimestre

La stima preliminare dell’Istat indica una variazione nulla congiunturale e una crescita annuale rallentata dall’1,0 allo 0,8%

Il prodotto interno lordo italiano è rimasto invariato nel terzo trimestre del 2026 rispetto ai tre mesi precedenti.

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La prossima verifica dei conti

Il prossimo aggiornamento sui mesi da ottobre a dicembre sarà pubblicato il 29 gennaio 2027. Quel dato permetterà di capire se la pausa estiva resterà isolata oppure se sarà confermata una fase di rallentamento più ampia.

La rilevazione diffusa dall’Istat è ancora preliminare: è stata elaborata a circa 30 giorni dalla conclusione del trimestre, quando una parte degli indicatori non è completa. Per questo motivo, la revisione rispetto alla prima stima può risultare più ampia del consueto.


Il dato sulla crescita

A prezzi costanti, il valore della produzione si è attestato intorno a 494,1 miliardi di euro. La differenza rispetto al secondo trimestre è stata di appena 85 milioni, un incremento che, dopo l’arrotondamento, corrisponde a una variazione nulla.

Su base annua, invece, il Pil è aumentato dello 0,8%, in rallentamento dall’1,0% registrato nel periodo aprile-giugno. La crescita acquisita per il 2026, cioè quella che si avrebbe mantenendo invariato il prodotto nell’ultimo trimestre, è pari allo 0,8%.

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Industria e domanda interna

Il risultato è stato sostenuto dai servizi e dall’agricoltura, che hanno incrementato il valore aggiunto. L’industria ha invece registrato una diminuzione, confermando le difficoltà del comparto manifatturiero, in particolare per le attività legate ai mercati esteri.

Dal lato della domanda, consumi e investimenti interni hanno fornito un apporto positivo. Questo contributo non è bastato a compensare l’effetto negativo della componente estera netta, legato all’andamento degli scambi con l’estero.


Il confronto con i trimestri precedenti

La stagnazione arriva dopo due aumenti consecutivi: il Pil era cresciuto dello 0,3% nei primi tre mesi dell’anno e dello 0,2% nel secondo trimestre. Un andamento analogo si era già verificato nel secondo trimestre del 2025, chiuso senza variazioni e seguito poi da una ripresa.

Il confronto tra i periodi risente anche del calendario. Nel terzo trimestre del 2026 ci sono state quattro giornate lavorative in più rispetto ai tre mesi precedenti e una in più rispetto allo stesso periodo del 2025; il 2026 dispone inoltre di 3 giornate lavorative aggiuntive rispetto all’anno precedente.

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