Pietre, fiamme e un pestaggio: la fotoreporter aggredita in Cisgiordania
Un gruppo di coloni mascherati ha attaccato palestinesi impegnati nella raccolta delle olive e ferito Heidi Levine: Israele annuncia un’inchiesta sull’accaduto.
Heidi Levine è stata portata in ospedale dopo essere stata colpita durante un’incursione di coloni israeliani nel villaggio palestinese di Abu Falah, a nord di Ramallah. La fotoreporter del Washington Post indossava un giubbotto con la scritta «Stampa» e si trovava sul posto per documentare l’attacco contro alcune persone impegnate nella raccolta delle olive.
Secondo le ricostruzioni disponibili, circa 80 aggressori avrebbero ferito almeno due palestinesi e dato fuoco a porzioni di uliveto. Le Forze di difesa israeliane e la Polizia israeliana hanno comunicato l’apertura di un’indagine congiunta, annunciata attraverso una dichiarazione diffusa su X.
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La fotoreporter trascinata a terra
Levine ha raccontato di essere stata circondata, buttata al suolo e presa a calci «probabilmente 50 volte». Gli aggressori le avrebbero inoltre sottratto le macchine fotografiche e il telefono prima che altri giornalisti riuscissero a raggiungerla e ad accompagnarla lontano dalla zona.
Il blogger Andrey Khrzhanovskiy, che ha ripreso l’episodio, ha riferito che alcuni coloni avrebbero usato anche dei bastoni. Le testimonianze e il video indicano che il gruppo sarebbe sceso dall’area dell’insediamento di Meshulash, a nord-est di Ramallah, lanciando pietre con fionde e incendiando gli ulivi.
Un palestinese di 40 anni è rimasto ferito, secondo la Mezzaluna rossa palestinese. Il giornalista Oren Ziv ha inoltre riferito di una persona colpita da proiettili, ma questo elemento rientra tra le circostanze che dovranno essere chiarite dagli accertamenti.
Accuse contro i militari presenti
I testimoni hanno sostenuto che i soldati israeliani, arrivati durante l’aggressione, non abbiano fermato i coloni. Secondo la loro versione, i militari avrebbero invece utilizzato gas lacrimogeni contro i palestinesi, mentre abitanti e giornalisti erano costretti ad arretrare di circa 70 metri.
Jasper Nathaniel, giornalista statunitense, avrebbe raggiunto Levine insieme ad altre persone e contribuito a metterla in salvo. Le accuse sul comportamento dei militari e la dinamica del ferimento del palestinese saranno ora al centro dell’indagine annunciata dalle autorità israeliane.
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Versioni opposte sull’origine degli scontri
Matt Murray, direttore del Washington Post, ha condannato l’aggressione e sollecitato un’inchiesta completa. Il Consiglio regionale di Binyamin, che rappresenta gli insediamenti israeliani della zona, ha però fornito una ricostruzione diversa, attribuendo la responsabilità all’Autorità nazionale palestinese.
L’organismo ha sostenuto che l’Autorità avrebbe radunato «centinaia di anarchici» con l’obiettivo di provocare disordini. I giornalisti presenti hanno invece descritto gli scontri come la conseguenza dell’attacco compiuto dagli abitanti dell’insediamento contro i palestinesi impegnati nei campi.
Un episodio dentro una lunga serie
L’aggressione è avvenuta dieci giorni dopo il pestaggio di un fotografo dell’Agenzia France-Presse ad Aqraba, nel nord della Cisgiordania. In quel caso, il giornalista sarebbe stato colpito con il calcio dei fucili.
I dati delle Nazioni Unite indicano che tra gennaio e agosto sono stati registrati più di 1.600 attacchi attribuiti a coloni, con feriti o danni materiali. Dal 28 febbraio, inoltre, almeno 76 palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane o dai coloni.
Ad agosto un colono è stato incriminato per la morte di un attivista palestinese. Secondo l’organizzazione Yesh Din, si è trattato della prima accusa di questo genere contro un civile israeliano dal 2019.
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