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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Gasolio alle stelle, nei campi tornano asini e cavalli: l’allarme dalla Puglia

I blocchi dei trasportatori fanno sentire gli effetti nei negozi e nei forni, mentre agricoltori e autisti chiedono un confronto diretto con il governo.

Susy, un asinello condotto da un agricoltore foggiano, è diventata l’immagine più efficace di una protesta nata contro il prezzo del carburante. Nei presidi allestiti lungo l’A14, tra camion fermi e mezzi agricoli bloccati, il timore è che coltivare, trasportare merci e rifornire i negozi non sia più economicamente sostenibile.

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Nei campi la tecnologia diventa un lusso

Claudio Delia, originario di San Marco in Lamis e titolare di un’azienda agricola a Lesina, ha portato con sé Susy durante la mobilitazione. Il gesto vuole evidenziare il paradosso di chi viene invitato a investire nell’agricoltura moderna, ma non riesce più a sostenere la spesa necessaria per mettere in moto un trattore.

“L’agricoltura è ormai al collasso. Forse sarà lei il nostro futuro”, ha detto indicando l’animale. Delia ha ricordato che mezzo secolo fa l’asino era una presenza indispensabile nei terreni e che oggi potrebbe tornare a esserlo non per scelta, ma perché i costi dei mezzi e del gasolio hanno raggiunto livelli troppo elevati.

Un’immagine simile arriva da Candela, dove Massimiliano Accetturo continua a spostarsi con Maja, il suo cavallo. Dallo scorso agosto il giardiniere ha rinunciato all’automobile per contestare il prezzo della benzina; il suo gesto è diventato uno dei simboli della protesta nei piccoli centri, insieme a quello dell’agricoltore foggiano.


I blocchi arrivano fino ai supermercati

La situazione sta producendo effetti anche fuori dai caselli. Durante la mattinata, un camionista ha provato a superare il presidio dell’A14 e avrebbe rischiato di travolgere alcuni manifestanti. A Lucera, inoltre, sono state danneggiate le ruote di un’autocisterna; secondo quanto riferito, non sarebbe stato possibile trovare subito un gommista disposto a intervenire.

Le difficoltà di rifornimento si avvertono nei punti vendita e alle stazioni di servizio. In un supermercato Conad di Lucera i banchi risultano quasi vuoti: da giorni mancano pesce, carne, frutta e diversi alimenti freschi conservati nei frigoriferi. In varie località coinvolte dalla protesta, anche i distributori hanno esaurito le scorte.

A rischio c’è pure la produzione di pane. Antonio, panificatore da tre generazioni, ha spiegato che le riserve di farina sarebbero sufficienti soltanto fino al giorno successivo: “Lunedì dovremo fermare il pane e i prodotti da forno”. Il blocco dei trasporti, quindi, non riguarda più soltanto le categorie direttamente coinvolte, ma può incidere sulle necessità quotidiane delle famiglie.

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Dalla piazza parte la richiesta a Roma

A Cerignola, venerdì, circa cinquemila persone hanno manifestato contro il costo della benzina. Tra loro c’era anche il vescovo Fabio Ciollaro. Il giorno seguente, a Poggio Imperiale, sono arrivati sindaci, amministratori locali e il presidente della Provincia di Foggia Giuseppe Nobiletti, che ha assicurato il sostegno alle imprese agricole e all’intero settore in difficoltà, chiedendo un intervento anche a Roma e alla Regione.

Rocco Romagnolo, esponente del Comitato olivicoltori di Carpino, ha annunciato che gli operatori stanno valutando una trasferta nella capitale per portare direttamente la loro protesta alle istituzioni. Nei comuni interessati cresce infatti la percezione di dover gestire quasi da soli un’emergenza che, a livello nazionale, non avrebbe ancora ricevuto una risposta adeguata.


Autotrasportatori esclusi dal tavolo

Nicandro Vigilante, rappresentante degli autotrasportatori, ha parlato al ministro Matteo Salvini durante una telefonata in vivavoce con i manifestanti. La richiesta è ottenere una rappresentanza diretta negli incontri istituzionali, senza passare necessariamente dalle organizzazioni sindacali, e considerare il carburante destinato ai mezzi professionali come un bene essenziale.

Vigilante ha quantificato il peso della spesa: riempire il serbatoio di un mezzo costa oggi 2.500 euro, una cifra che consente, nella migliore delle ipotesi, di percorrere circa 2.500 chilometri. Un camion industriale può arrivare a coprire 15-20mila chilometri al mese e il carburante, secondo il rappresentante, assorbe oltre due terzi del costo complessivo del trasporto.

Salvini ha risposto prospettando un incontro con alcuni delegati delle diverse regioni, in aggiunta al tavolo tecnico istituzionale previsto in prefettura martedì alle 10. La disponibilità a convocare un confronto non ha però sciolto il nodo principale: i manifestanti vogliono partecipare personalmente alle decisioni e non limitarsi a essere ascoltati.

Per ora, tra Candela e Poggio Imperiale, i motori restano spenti e la mobilitazione continua. Susy e Maja rendono visibile una contraddizione già denunciata da agricoltori e autisti: senza costi energetici sostenibili, l’innovazione rischia di restare fuori dalla portata di chi produce e distribuisce il cibo.

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