Pfas, allarme Tfa: cosa rivela il test europeo su 110 persone
La sostanza è comparsa in ogni campione esaminato, con concentrazioni superiori a quelle dei quattro Pfas a catena lunga monitorati nello stesso studio.
Il dato più delicato riguarda le donne in età riproduttiva: il Tfa, acido trifluoroacetico, è stato individuato nel sangue di tutte le partecipanti. La sostanza è inoltre al centro di una proposta europea che la considera potenzialmente dannosa per la fertilità e per lo sviluppo del feto.
L’evidenza arriva da un’indagine condotta su 110 volontari di nove Paesi, tra cui l’Italia, e presentata a Bruxelles dal gruppo dei Verdi al Parlamento europeo. L’analisi ha cercato sia i composti perfluoroalchilici più noti sia quelli a catena ultracorta, spesso esclusi dal dibattito sulla loro capacità di permanere nell’organismo.
Il Tfa coinvolge ogni partecipante
Nei campioni sono stati cercati quattro Pfas a catena lunga — PFOS, PFOA, PFHxS e PFNA — e cinque composti a catena ultracorta: TFMS, TFA, PFEtS, PFPrA e PFPrS. I primi quattro sono comparsi nel sangue di tutti i volontari, mentre tra i composti più piccoli sono stati rilevati soltanto Tfa e Pfpra, rispettivamente nel 100% e nel 23% dei casi.
La concentrazione di Tfa è risultata circa quattro o cinque volte maggiore rispetto alla somma dei quattro Pfas a catena lunga. Il composto deriva dalla degradazione di numerose sostanze fluorurate, tra cui refrigeranti, pesticidi, medicinali e gli stessi Pfas. Secondo i promotori della ricerca, si tratta del livello di contaminazione umana più alto mai documentato finora per questa sostanza.
Le analisi biologiche sono state eseguite dall’Istituto di medicina del lavoro di Amburgo, mentre la valutazione tossicologica è stata affidata alla Libera Università di Amsterdam. Non sono emerse variazioni nette tra i diversi Paesi, anche perché il numero di persone esaminate in ciascuno Stato era ridotto. I Pfas a catena lunga aumentavano con l’età negli uomini, ma non nelle donne; per il Tfa, invece, non sono state osservate differenze rilevanti tra i sessi.
La salute riproduttiva resta poco studiata
Nel gruppo analizzato figuravano madri, donne incinte, persone in età fertile, abitanti vicino a impianti chimici e quindici rappresentanti sindacali. Le donne in età riproduttiva erano 46; tra loro, Cristina Guarda ha portato a Bruxelles 30 partecipanti per sottoporle ai test, comprese neomamme e donne in attesa o desiderose di avere figli.
I Verdi/Efa sostengono che gravidanza, allattamento e variazioni ormonali siano ancora insufficientemente considerate negli studi tossicologici. Proprio queste fasi, sottolineano, possono rendere l’organismo più esposto agli interferenti endocrini e favorire il passaggio delle sostanze al feto o al neonato.
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“Il fatto che il Tfa sia stato trovato in tutte loro, e che sia ora considerato tossico per la riproduzione, mostra quanto sia urgente colmare questo divario di conoscenze”, ha affermato Cristina Guarda durante la presentazione. Per il Tfa non esiste ancora un valore sanitario di riferimento che permetta di interpretare con precisione il rischio legato alle quantità presenti nel sangue.
Bruxelles prepara una stretta sui Pfas
L’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha comunque ridotto lo scorso luglio la dose giornaliera accettabile di Tfa a 0,014 mg per chilogrammo di peso corporeo al giorno, contro il precedente limite di 0,05. La decisione riflette la crescente attenzione verso le possibili conseguenze dell’esposizione sulla salute.
Il gruppo dei Verdi/Efa chiede una norma europea unica che includa anche il Tfa, oltre a interventi per limitare l’immissione degli inquinanti alla fonte. Tra le richieste figura anche l’applicazione del principio “chi inquina paga” alle operazioni di risanamento dei terreni contaminati e una tutela specifica per lavoratori e popolazione nelle aree più esposte.
Le stime presentate a Bruxelles attribuiscono ai Pfas un costo sanitario annuale compreso tra 52 e 84 miliardi di euro nell’Unione europea. Considerando anche la bonifica dei siti, il conto potrebbe arrivare a 1,7 mila miliardi di euro.
A giugno 2026 l’Agenzia europea per le sostanze chimiche ha raccomandato di classificare il Tfa come sostanza tossica per la riproduzione nella categoria 1B, per i possibili danni al nascituro e alla fertilità. L’agenzia sta inoltre esaminando da tre anni la proposta di limitazione generale dei Pfas: la valutazione scientifica conclusiva è attesa entro la fine del 2026 e dovrebbe orientare la successiva iniziativa della Commissione europea.
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