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Attualità 4 min di lettura29 min fa

Schlein sfida Meloni: «Prima si vota, meglio è per l’Italia

Alla Direzione del Pd la segretaria rivendica la leadership del partito nell’alleanza progressista e attacca il governo su inflazione, salari, povertà e legge elettorale.

Elly Schlein rilancia la sfida al governo e agli alleati del centrosinistra dalla Direzione del Pd. La segretaria dem rivendica il peso del partito nella costruzione dell’alternativa, chiede che il programma venga definito prima della scelta della guida e, nello stesso intervento, accusa la maggioranza di aver trasformato la stabilità in immobilismo.

Sul piano economico, Schlein ha citato l’inflazione al 4,2%, la pressione fiscale ai massimi degli ultimi 12 anni, i salari tra i più bassi d’Europa e quasi 6 milioni di persone in povertà assoluta. La leader democratica ha poi rivolto a Giorgia Meloni un messaggio netto: «Prendete atto che avete fallito e andate a casa, prima si vota e meglio è per l’Italia».


L’attacco al governo parte dai numeri

Nel suo intervento, Schlein ha sostenuto che il costo della vita sta erodendo i redditi e ha indicato tra le emergenze anche il prezzo dell’energia all’ingrosso, definito il più alto d’Europa. Ha inoltre ricordato che quasi 6 milioni di italiani rinuncerebbero alle cure, per le liste d’attesa troppo lunghe o per l’impossibilità di sostenerne la spesa; tra loro, secondo i dati citati, ci sarebbero 1.300.000 bambini e ragazzi.

La segretaria del Pd ha collegato la crisi economica anche al calo delle nascite. Nel 2025 sono nati 355.000 bambini, il dato più basso dal dopoguerra. A suo giudizio, la denatalità non dipende dalla perdita di valori, ma dalla precarietà lavorativa, dai redditi ridotti, dalle difficoltà nell’acquisto o nell’affitto di una casa, dalla scarsità di asili nido e dalle penalizzazioni che colpiscono le madri sul posto di lavoro.

Schlein ha quindi accusato la destra di aver prodotto molta retorica e poche misure concrete sulla natalità. Nel suo bilancio ha inserito anche l’aumento delle tasse, la crescita del debito, il caro vita e l’assenza di sviluppo, sostenendo che la maggioranza avrebbe sprecato l’occasione offerta da numeri parlamentari favorevoli per realizzare riforme capaci di migliorare la vita delle persone.


Il Pd rivendica la guida dell’alleanza

Il confronto interno al centrosinistra, secondo Schlein, deve partire dalla definizione di una piattaforma condivisa. La scelta della leadership dovrebbe arrivare in un secondo momento, perché chi guiderà dovrà rappresentare l’intera coalizione e non soltanto il proprio partito.

La segretaria ha però rivendicato il ruolo del Pd, ricordando che il partito è diventato la principale forza di opposizione grazie al lavoro svolto e ai risultati ottenuti alle elezioni europee, regionali e comunali. Ha respinto l’idea che tutte le forze abbiano lo stesso peso e ha richiamato il principio secondo cui, nelle democrazie europee, spetta normalmente al partito più votato indicare il candidato alla guida del governo.

Schlein ha anche escluso l’ipotesi di un percorso ristretto alle organizzazioni politiche. Il programma, ha spiegato, dovrà essere discusso con i cittadini, il terzo settore, il mondo produttivo e quello sindacale. Il Pd aveva proposto agli alleati, dopo le regionali del 2025, un itinerario di ascolto nazionale e lo aveva concluso a febbraio, in vista del referendum e del coinvolgimento dei 15 milioni di elettori mobilitati su quel fronte.

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Primarie e programma, la doppia sfida

La leader dem ha detto che il centrosinistra può partire anche subito, ma soltanto se l’iniziativa sarà condivisa da tutte le componenti. Ha riconosciuto che il percorso non è ancora terminato, sostenendo però che l’alternativa alla destra è già concreta e operativa nei territori dove le forze progressiste amministrano insieme.

Sul nodo della candidatura, Schlein ha lasciato aperta la strada alle primarie: «Non abbiamo paura del voto e non abbiamo paura della democrazia». Ha aggiunto che, qualora si svolgessero, il risultato dovrebbe essere seguito da un impegno preciso a rappresentare le diverse sensibilità presenti nella coalizione.

Il programma comune, nelle intenzioni indicate alla Direzione, dovrebbe diventare un accordo vincolante per tutti e partire dalle proposte già sostenute insieme su lavoro, politica industriale, sanità, scuola, sicurezza e diritti. Sulla politica estera, compreso il tema dell’Ucraina, Schlein ha ammesso l’esistenza di divergenze, ma ha osservato che i punti di convergenza sarebbero più numerosi di quelli di contrasto.


Legge elettorale e prospettiva politica

Un altro passaggio dell’intervento ha riguardato la legge elettorale. Schlein ha accusato la maggioranza di voler costruire regole favorevoli a se stessa ricorrendo al voto di fiducia e ha sostenuto che Giorgia Meloni avrebbe contraddetto le precedenti posizioni sul ruolo del Parlamento nella materia.

La segretaria del Pd ha sostenuto che la destra teme la possibilità di perdere perché, a suo giudizio, la novità politica sarebbe rappresentata da una coalizione progressista compatta. Ha poi invitato il partito ad affrontare i mesi successivi con responsabilità e unità, definendoli decisivi per il futuro dell’Italia e dell’Europa.

In chiusura, Schlein ha parlato delle resistenze presenti nei settori più influenti del Paese verso un possibile governo progressista. Ha sostenuto che non sarebbe una novità trovare chi preferisce governi di larghe intese, ma ha aggiunto che questa volta la sorpresa potrebbe essere proprio la vittoria della sinistra.

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