Brasilia, ambasciata australiana chiusa: il nodo sicurezza verso il voto
Canberra sospende le attività nella capitale brasiliana e richiama i propri cittadini alla prudenza durante la fase elettorale e fino all’insediamento presidenziale.
I cittadini australiani diretti in Brasile sono invitati a muoversi con particolare prudenza, soprattutto nelle aree pubbliche affollate. L’avvertimento arriva insieme alla chiusura dell’ambasciata australiana a Brasilia, decisa da Canberra per ragioni di sicurezza in una fase segnata da tensioni elettorali e timori legati al terrorismo.
La rappresentanza diplomatica resterà inattiva fino al termine del periodo considerato più delicato, che comprende anche la cerimonia di insediamento del nuovo presidente, fissata nella capitale per il 5 gennaio 2027. In quei giorni sono possibili cortei, comizi e altre manifestazioni, con un conseguente aumento della presenza delle forze dell’ordine.
L’allerta coinvolge le sedi diplomatiche
La scelta australiana segue l’annuncio degli Stati Uniti, che hanno interrotto i servizi consolari svolti in presenza presso l’ambasciata e i consolati presenti in Brasile. Washington ha inoltre raccomandato ai propri cittadini di non recarsi nelle sedi diplomatiche statunitensi.
Nel comunicato diffuso dal governo australiano, la situazione viene collegata sia al rischio terroristico sia alla possibilità di episodi di criminalità violenta. Ai connazionali viene chiesto di prestare attenzione in particolare nei luoghi affollati e di mantenere “estrema cautela” durante gli spostamenti.
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Controlli rafforzati nella capitale
Gli avvisi hanno avuto un riflesso anche sul dispositivo di sicurezza attorno al quartiere diplomatico. La Polizia federale brasiliana ha infatti sollecitato il dipartimento di pubblica sicurezza del Distretto federale a intensificare la vigilanza nell’area che ospita le ambasciate.
Il rafforzamento dei controlli si inserisce nel quadro delle misure predisposte per accompagnare il calendario politico dei prossimi mesi. La chiusura australiana, dunque, non viene presentata come una modifica permanente delle relazioni diplomatiche, ma come una misura precauzionale legata alla valutazione dei rischi fino alla cerimonia del 5 gennaio 2027.
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