Peste, il caso Siberia scuote Mosca: cosa si sa della ricercatrice
La morte di Darya Shipilova ha riacceso i timori sulla peste, ma le autorità russe negano contagi tra i contatti e indicano due casi di Covid-19 e due di rinovirus.
La peste può presentarsi in tre varianti, con conseguenze e modalità di trasmissione differenti. La forma polmonare, rara ma particolarmente aggressiva, interessa i polmoni e può diffondere l’infezione attraverso le goccioline emesse con la tosse; quella bubbonica, la più frequente, provoca il caratteristico rigonfiamento dei linfonodi dopo il morso di una pulce infetta. La forma setticemica riguarda invece la proliferazione del batterio nel sangue e, di norma, non passa direttamente da una persona all’altra.
Febbre, brividi, cefalea, dolori muscolari, spossatezza, nausea e vomito possono comparire dopo un’incubazione variabile da uno a sette giorni. Senza terapia la mortalità può oscillare tra il 30% e il 100%, mentre una diagnosi precoce consente di intervenire con antibiotici.
Un batterio ancora presente in Siberia
La malattia è legata a Yersinia pestis, microrganismo che sopravvive tra piccoli mammiferi selvatici e pulci. La trasmissione può avvenire attraverso il morso di un insetto infetto, l’inalazione di particelle contaminate o, più raramente, l’ingestione di materiale infettivo. Una forma può inoltre trasformarsi in un’altra nel corso dell’infezione.
Oggi la peste è segnalata in diverse aree dell’Africa, dell’Asia, delle Americhe e nei territori dell’ex Unione Sovietica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica nella Repubblica Democratica del Congo e nel Madagascar i principali Paesi di provenienza dei casi umani registrati negli ultimi sei anni. La Siberia resta un’area endemica: qui sono presenti i serbatoi animali del batterio e si colloca anche la più antica epidemia umana conosciuta.
Washington chiede spiegazioni a Mosca
Il decesso della ricercatrice Darya Shipilova ha spinto gli Stati Uniti a sollecitare informazioni ufficiali alla Russia. Il Dipartimento di Stato, attraverso una comunicazione diplomatica formale, ha richiamato Mosca al rispetto degli obblighi internazionali sulla condivisione dei dati sanitari, sostenendo che il silenzio sulle circostanze della morte potrebbe rappresentare una violazione di quelle regole.
Donald Trump ha anticipato l’intenzione di parlare a breve con Vladimir Putin proprio della vicenda. «Probabilmente saremo in grado di riferire qualcosa domani», aveva detto il presidente statunitense, riferendosi al 7 ottobre e spiegando che tra i due Paesi erano in corso confronti approfonditi. Anche Marco Rubio ha attribuito alla Russia la responsabilità di fornire chiarimenti più completi.
Quarantena e test sui contatti
Nel frattempo, l’ambasciata degli Stati Uniti a Mosca ha invitato i cittadini americani a evitare viaggi in Russia. Il Rospotrebnadzor, l’ente russo per la sorveglianza sanitaria, ha però comunicato che nessuna persona entrata in contatto con Shipilova è risultata colpita dalla peste.
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La donna, 28 anni, lavorava all’Istituto di ricerca anti-peste di Irkutsk, struttura dedicata alla Siberia e all’Estremo Oriente. È morta il 2 ottobre per una polmonite di origine non identificata; gli accertamenti non hanno trovato nel suo organismo microrganismi riconducibili alle mansioni svolte in laboratorio. Nei dieci giorni precedenti non erano state registrate altre malattie infettive tra i dipendenti dell’istituto.
Le autorità hanno comunque sottoposto a controllo tutte le persone considerate possibili contatti e hanno disposto il ricovero in osservazione con analisi quotidiane. Gli esami hanno individuato due infezioni da Covid-19 e due da rinovirus, senza confermare la peste. Elena Sofina, vice responsabile dell’amministrazione del distretto di Shelekhov, ha riferito che la temuta diagnosi non è stata riscontrata e che il 60% dei cittadini messi in isolamento precauzionale era già stato dimesso; in precedenza, secondo i mezzi di informazione locali, erano state coinvolte circa 200 persone.
Le ipotesi circolate sul contagio
Il caso ha riguardato anche Shelekhov, località vicina a Irkutsk dove la tecnica di laboratorio sarebbe deceduta in ospedale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha confermato che la Russia aveva comunicato l’assenza di casi di peste a Irkutsk.
Nella cittadina la vita quotidiana non avrebbe subito cambiamenti rilevanti. Alcuni residenti avevano indossato mascherine chirurgiche nei negozi nei primi giorni, mentre una donna identificata come Anna ha descritto una situazione tranquilla e ha spiegato che la popolazione si era preparata all’eventualità di nuove restrizioni, senza però modificare in modo sostanziale le proprie abitudini.
Sui social network sono comparse ricostruzioni non verificate sulle origini della malattia. Una di queste sosteneva che Shipilova avesse lasciato cadere una provetta con batteri vivi durante il lavoro, circostanza respinta dalle autorità sanitarie russe. Altre versioni collegavano il contagio a un viaggio in Thailandia oppure a una visita in una zona prossima al confine con la Mongolia.
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