Pensioni, Berlino guarda al 2041: Roma tratta ancora sul prossimo scatto
La Germania prepara un percorso previdenziale di lungo periodo, mentre in Italia l’adeguamento legato alla longevità resta esposto alle trattative della prossima manovra.
Il vero confronto tra Germania e Italia non riguarda soltanto l’età di uscita dal lavoro, ma il modo in cui i due Paesi stanno affrontando l’invecchiamento della popolazione. Berlino ha messo sul tavolo un progetto destinato a incidere sulle generazioni più giovani, mentre Roma continua a discutere se applicare già dal 2027 una regola che formalmente esiste da anni.
Berlino sceglie una traiettoria lunga
Il 23 giugno l’Alterssicherungskommission ha consegnato al governo tedesco un documento composto da 33 raccomandazioni. La proposta centrale prevede che, dal 2031 in poi, l’età pensionabile venga collegata all’andamento della speranza di vita: dei nuovi anni guadagnati grazie alla maggiore longevità, due terzi ricadrebbero sulla vita lavorativa e uno sulla permanenza in pensione.
Sulla base delle stime medie dell’ufficio statistico federale, il requisito per la pensione di vecchiaia passerebbe gradualmente da 67 anni a 67 anni e sei mesi nel decennio compreso tra il 2031 e il 2041. L’obiettivo dichiarato è distribuire nel tempo il costo dell’invecchiamento, stabilendo in anticipo il peso a carico delle diverse generazioni e le eventuali protezioni.
Il piano punta anche ad ampliare il numero dei contribuenti. Nel sistema dovrebbero confluire tutti gli occupati, inclusi i lavoratori autonomi e i dipendenti pubblici di ruolo. La riforma dovrebbe inoltre rafforzare insieme i tre canali previdenziali: pensione pubblica, strumenti aziendali e risparmio individuale con componente a capitalizzazione.
L’uscita anticipata diventa il nodo politico
Tra le misure più controverse c’è l’inasprimento delle uscite prima della vecchiaia. Con 35 anni di versamenti, l’età minima salirebbe da 63 a 64 anni; verrebbe inoltre eliminata la possibilità di ritirarsi senza penalizzazioni dopo 45 anni di contribuzione.
A coordinare il dossier è Bärbel Bas, ministra socialdemocratica. Annika Klose, esponente della Spd nella commissione, ha sostenuto che le singole misure siano collegate e debbano quindi essere approvate come un insieme. Friedrich Merz ha definito il progetto una delle riforme più impegnative dell’epoca attuale; il vertice della coalizione del 2 luglio ha poi fissato l’impegno ad applicare tutte le 33 indicazioni, puntando a completare il percorso parlamentare nell’ultimo scorcio del 2026.
Il consenso, però, non è unanime. Una precedente versione di lavoro, attribuita dalla Zeit al ministero ma poi considerata superata dall’amministrazione, manteneva a 67 anni il requisito per chi è nato nel quadriennio 1964-1967. Esponenti della Spd e alcuni governatori cristianodemocratici dell’Est chiedono correttivi o periodi di passaggio più estesi per chi ha raggiunto 45 anni di contributi.
Anche il Dgb ha contestato l’impostazione: in 15 città si sono svolte manifestazioni e la confederazione sindacale ha presentato un piano alternativo, contrario all’aumento dell’età e favorevole a un tasso di sostituzione pubblico prima al 50 e poi al 53 per cento. Il ministero guidato da Bas dovrà dunque gestire una coalizione non compatta e una mobilitazione sociale già avviata.
In Italia l’automatismo resta negoziabile
Nel nostro Paese il collegamento tra requisiti e speranza di vita è in vigore dal 2013. L’aumento certificato dall’Istat avrebbe dovuto tradursi in tre mesi aggiuntivi dal 2027, ma la legge di bilancio 2026 ha distribuito l’incremento su due passaggi: 30 giorni nel primo anno e altri 60 nel successivo. Il requisito sarebbe così salito prima a 67 anni e un mese, per arrivare in seguito a 67 anni e tre mesi.
L’operazione ha un costo valutato dall’Inps attorno a un miliardo di euro ogni anno. Nello stesso provvedimento, un ordine del giorno della maggioranza promosso dalla Lega ha impegnato l’esecutivo a reperire le risorse necessarie per impedire anche gli incrementi successivi.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
A nove mesi di distanza, la questione è ancora aperta in vista della manovra 2027, l’ultima della legislatura. Matteo Salvini e Claudio Durigon mirano innanzitutto a cancellare anche l’aumento di un solo mese previsto per il prossimo anno. Durigon ha inoltre riproposto il pensionamento a 64 anni con assegno calcolato interamente secondo il metodo contributivo, estendendo l’ipotesi anche a chi possiede versamenti anteriori al 1996.
Rimane in discussione pure Quota 41. All’inizio di settembre Salvini aveva chiesto di autorizzare nuovo indebitamento pubblico per 20 miliardi. Il disegno della legge di bilancio dovrebbe arrivare alle Camere entro il 20 ottobre.
Due modelli e un conto diverso
Secondo le proiezioni dell’Ocse, l’età pensionabile raggiungerebbe 67 anni in Germania e 70 anni in Italia. La differenza formale sta nel meccanismo: Berlino trasferirebbe sulla vita lavorativa soltanto una parte dell’aumento della longevità, mentre il modello italiano, almeno sulla carta, lo scarica per intero sul requisito anagrafico.
Il divario emerge anche nei tempi della decisione. La Germania sta intervenendo oggi su persone nate alla fine degli anni Sessanta, che lasceranno il lavoro nella seconda metà del prossimo decennio. In Italia, invece, gli adeguamenti vengono definiti attraverso provvedimenti biennali da adottare almeno un anno prima dell’entrata in vigore: ogni variazione diventa così materia di negoziato nella manovra successiva.
Sul piano istituzionale, la commissione tedesca ha riunito anche le parti sociali e ha costruito un pacchetto che tiene insieme platea contributiva, età, prestazioni e adeguatezza degli assegni. L’esecutivo si è impegnato a esaminarlo nella sua interezza, pur sapendo che il confronto interno sarà difficile.
In Italia, al contrario, la discussione è stata spesso organizzata attorno a misure riconducibili ai singoli partiti: Quota 100, Quota 103, Quota 41 e Opzione donna. La spesa pensionistica pubblica si colloca vicino al 16 per cento del Pil, seconda nell’Ocse soltanto alla Grecia, contro una media dell’8,8 per cento; la Ragioneria prevede un picco del 17 per cento nel 2040.
La sostenibilità pesa soprattutto sulle generazioni più giovani. Tra i 60 e i 64 anni lavora il 47 per cento degli italiani, dieci punti meno della media Ocse. Ogni rinvio dell’adeguamento trasferisce una parte del costo su chi entra oggi nel mercato con retribuzioni contenute, carriere discontinue e una pensione interamente contributiva.
Anche in Germania il progetto può ancora cambiare: i sindacati protestano, nella coalizione restano divisioni e il testo definitivo non è stato approvato. La differenza è che Berlino tratta la longevità come un vincolo da organizzare nel tempo; in Italia ogni maggioranza può ancora trasformare la regola in una concessione temporanea, rinviando il conto a chi oggi ha meno peso politico.
Continua a leggere
Europa al bivio nell’età della prepotenza: il potere cambia regole
Marta Dassù e Edoardo Campanella descrivono un mondo frammentato, dove tecnologia, debito e interessi nazionali ridisegnano gli equilibri globali.
Caso Garlasco, il sospetto dei Sempio su Garofano: «Un po’ venduti
Le intercettazioni riportano il contrasto sull’impronta 33, le accuse rivolte all’ex consulente e i timori della famiglia per l’indagine sulla presunta corruzione.
Kiev sotto attacco: un bambino muore tra le macerie
Missili balistici e droni hanno colpito la capitale ucraina e l’area circostante, provocando incendi, feriti e interruzioni della corrente.
Europa, il bivio nell’era del non ordine: contare o restare ai margini
La sfida tra Stati Uniti e Cina ridisegna gli equilibri globali, mentre l’Unione europea cerca strumenti strategici per non limitarsi a fissare regole.