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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Caso Garlasco, il sospetto dei Sempio su Garofano: «Un po’ venduti

Le intercettazioni riportano il contrasto sull’impronta 33, le accuse rivolte all’ex consulente e i timori della famiglia per l’indagine sulla presunta corruzione.

L’ipotesi che un legale abbia consegnato un documento non ottenibile regolarmente entra nelle conversazioni della famiglia Sempio sull’inchiesta per corruzione. Andrea Sempio sostiene che, se quel materiale fosse stato utilizzato apertamente, la responsabilità ricadrebbe sull’avvocato e non su chi lo ha poi esaminato.

Nelle stesse registrazioni torna più volte il risentimento verso Luciano Garofano. Andrea lo accusa di essere stato vicino a Capra, esponente della parte civile, e afferma: «Era pappa e ciccia con Capra della parte civile e, secondo me Garofano tra virgolette ci aveva un po’ venduti».


L’impronta 33 divide la difesa

Il contrasto emerge anche in una conversazione del 30 settembre 2025 tra Daniela Ferrari, madre di Andrea, e il figlio. La donna mette in dubbio le ragioni della cautela mostrata da Garofano e Tizzoni rispetto a possibili sviluppi diversi dalla conferma della responsabilità di Alberto Stasi.

Ferrari sostiene: «Garofano e Tizzoni hanno paura che esca fuori un’altra verità rispetto alla colpevolezza di Stasi e non si spiega come mai hanno paura se sono certi di aver fatto le cose bene all’epoca». Nel dialogo, Andrea riferisce inoltre che Garofano avrebbe voluto sottoporre subito l’impronta 33 all’incidente probatorio, temendo che un esito favorevole alla Procura rendesse poi impossibile intervenire.

Secondo quanto emerge dalle intercettazioni, l’ex generale dei Ris avrebbe lasciato la difesa pochi giorni dopo il confronto con la famiglia Sempio. Il punto di rottura sarebbe stato proprio il diverso orientamento sull’esame dell’impronta.


Le accuse rivolte a Garofano

Il giorno successivo, 1 ottobre, Andrea torna sull’argomento parlando con i genitori. A suo dire, Garofano avrebbe seguito le indicazioni di Tizzoni anche dopo i contrasti con Angela Taccia, l’avvocata della difesa, e avrebbe assunto una posizione non più considerata affidabile dalla famiglia.

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Le conversazioni riguardano anche l’inchiesta del 2017, nella quale Giuseppe Sempio risulta indagato. Andrea osserva che, qualora un avvocato avesse fornito a Garofano un atto che non avrebbe dovuto possedere, l’eventuale responsabilità sarebbe da attribuire a chi lo ha messo nelle sue mani.


I timori della famiglia

In un’altra registrazione Giuseppe Sempio afferma di conoscere la provenienza di quei documenti, ma aggiunge di voler mantenere il riserbo. Tra gli atti compare anche un colloquio del 29 settembre dell’anno precedente tra l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti e una donna.

Venditti, allora coinvolto nell’accusa di corruzione e poi archiviato il 17 settembre di quest’anno, manifesta il timore di essere arrestato e parla della necessità di preparare la propria difesa. Nel suo sfogo cita anche Barbaini, indicandola come la consulente che lo avrebbe spinto a chiedere l’archiviazione.

La pressione dell’indagine affiora infine nel dialogo tra Daniela Ferrari e il marito. La donna teme che la vicenda possa aggravare la posizione del figlio e pronuncia la frase: «Andremo a portargli le arance in galera». Giuseppe Sempio replica che, per Andrea, tutto dipenderebbe dal Dna; Ferrari gli chiede quindi come sia maturata la decisione di consegnare denaro in nero, visto che nessuno gli avrebbe imposto di farlo.

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