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Attualità 3 min di lettura59 min fa

Pensioni a 64 anni, la partita si apre: giovani e conti nel mirino

Il governo valuta l’uscita anticipata e una tassazione più leggera, ma economisti ed esperti avvertono sui rischi per la sostenibilità del sistema

L’ipotesi di consentire il pensionamento a 64 anni riaccende il confronto sulla previdenza. La proposta della Lega punta a favorire il ricambio nel mercato del lavoro e a ridurre il carico fiscale sui giovani, ma incontra già le perplessità di chi teme un impatto troppo pesante sui conti pubblici.

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L’uscita anticipata divide il governo

Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, ha spiegato a Napoli, durante il format City Talks, che l’esecutivo sta valutando una maggiore flessibilità in uscita. L’idea sarebbe permettere a chi lo desidera di lasciare il lavoro a 64 anni, accompagnando la misura con un’imposta del 5% per i giovani nei primi anni di carriera.

«L’obiettivo è dare un diritto ai lavoratori e favorire il ricambio generazionale», ha detto Durigon. Secondo il sottosegretario, mantenere le persone al lavoro fino a 68 anni rallenterebbe l’ingresso di nuove professionalità e indebolirebbe la competitività del Paese.

La proposta dovrà trovare spazio nella prossima legge di bilancio. Matteo Salvini ha indicato il superamento della legge Fornero come una delle sue priorità: il vicepremier vorrebbe ridurre di tre anni l’età ordinaria prevista, oggi fissata a 67 anni, lasciando comunque la scelta ai lavoratori.


Esperti scettici sul ricambio

Le critiche riguardano soprattutto il presunto effetto positivo sull’occupazione giovanile. Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, sostiene che nei Paesi in cui lavorano più persone oltre i 65 anni è spesso elevata anche la quota di giovani occupati.

«Portare l’età pensionabile a 64 anni, con quasi altri 22 anni di vita attesa a partire dai 65, renderebbe difficile sostenere il sistema previdenziale», ha osservato Brambilla. A suo giudizio, eventuali deroghe dovrebbero riguardare soltanto categorie specifiche, con una lunga anzianità contributiva e impieghi particolarmente gravosi.

Anche Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica di Milano, preferirebbe destinare eventuali risorse alla riduzione delle imposte sul lavoro anziché a un aumento della spesa pensionistica. Marco Osnato, presidente della commissione Finanze della Camera, considera invece utile approfondire l’ipotesi, soprattutto per i lavori usuranti, ma chiede di valutarne attentamente costi ed effetti.

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Tasse e sostegno ai giovani

Nel piano sostenuto da Durigon rientra anche una riduzione della tassazione sulle pensioni, oggi indicata al 20%, con l’obiettivo di avvicinarla al 12-13%. Il sottosegretario ha inoltre ricordato una proposta della Lega per applicare un’imposta del 5% ai giovani, così da rendere più conveniente restare in Italia e costruire qui il proprio percorso professionale.

Il governo rivendica intanto il taglio del cuneo fiscale da 10 miliardi di euro, definito da Durigon un intervento strutturale nonostante le difficoltà provocate da guerre, inflazione e caro energia. L’esecutivo sta trattando con l’Europa per ottenere maggiore flessibilità di bilancio e utilizzare anche i 14 miliardi disponibili per sostenere famiglie e imprese.

Brambilla ha però messo in dubbio anche l’efficacia di una riduzione generalizzata delle imposte sulle pensioni. L’orientamento indicato dagli esperti è quello di concentrare eventuali agevolazioni sugli assegni più bassi o su situazioni specifiche, evitando misure prive di coperture certe.


Lega, congresso e prossime elezioni

Il confronto previdenziale si inserisce in una fase politica delicata. Sulla data delle elezioni, Durigon ha indicato ottobre come scadenza più naturale, precisando che la decisione dipenderà anche dalla legge elettorale e dal pronunciamento della Consulta.

Il sottosegretario ha inoltre elogiato il lavoro svolto da Matteo Piantedosi al Viminale, ma ha detto di immaginare Salvini alla guida del ministero dell’Interno in un eventuale prossimo governo. Nel congresso della Lega, ha aggiunto, la maggioranza dovrà definire una linea chiara, alla quale il resto del partito dovrà adeguarsi senza che questo comporti necessariamente una rottura.

Quanto alla sfida interna di Massimo Garavaglia per la leadership del Carroccio, Durigon lo ha definito una persona corretta e ha riferito di aver avuto con lui un colloquio. Il congresso dovrà quindi affrontare sia l’assetto del movimento sia le priorità da portare avanti, tra cui resta centrale la riforma delle pensioni.

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