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Attualità 4 min di lettura49 min fa

Pensioni a 64 anni, la proposta divide il governo: cosa c’è in gioco

Durigon rilancia l’uscita anticipata e gli incentivi fiscali per i giovani, ma esperti e maggioranza ne discutono costi, efficacia e sostenibilità

La possibilità di lasciare il lavoro a 64 anni torna al centro del dibattito politico, ma l’ipotesi non raccoglie consensi unanimi. Claudio Durigon la considera uno strumento per favorire il ricambio generazionale, mentre diversi esperti invitano a valutarne con cautela l’impatto sui conti pubblici e sull’occupazione giovanile.

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L’uscita anticipata resta da costruire

Intervistato dal direttore dell’Adnkronos Davide Desario a Napoli, durante l’incontro City Talks organizzato da Spin Factor nella sede dell’Associazione Costruttori Edili Napoli, il sottosegretario al Lavoro ha spiegato che il governo sta studiando una maggiore flessibilità previdenziale. «L’idea è di dare un diritto ai lavoratori di andare in pensione a 64 anni», ha affermato Durigon, collegando la misura a un possibile abbassamento della tassazione per i giovani nei primi anni di attività.

Secondo il rappresentante della Lega, mantenere le persone al lavoro fino a 68 anni rallenterebbe l’ingresso di nuove professionalità e penalizzerebbe la competitività del Paese. Nella prossima legge di bilancio, ha aggiunto, l’esecutivo vorrebbe quindi intervenire sia sull’uscita dal lavoro sia sulle agevolazioni fiscali, con l’obiettivo di offrire ai giovani maggiori opportunità e ridurre il rischio che scelgano di trasferirsi all’estero.

Matteo Salvini ha indicato la stessa direzione come una priorità per la manovra: superare la legge Fornero e consentire, su base volontaria, il pensionamento a 64 anni invece dei 67 oggi previsti. L’ipotesi, però, dovrà essere definita nei dettagli e verificata alla luce delle risorse disponibili.


I dubbi su conti e ricambio

Le perplessità arrivano anche dall’interno della maggioranza. Marco Osnato, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Finanze della Camera, ha giudicato utile agevolare soprattutto chi svolge mansioni usuranti, ma ha ricordato che ogni intervento sulle pensioni presenta conseguenze complesse. A suo avviso, le precedenti formule di uscita anticipata non hanno prodotto automaticamente un aumento dell’occupazione giovanile.

Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica di Milano, ha sostenuto che, in presenza di margini finanziari, sarebbe preferibile destinare le risorse alla riduzione delle imposte sul lavoro invece di incrementare la spesa previdenziale.

Ancora più netta la valutazione di Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali. «Pensare di ridurre l’età pensionabile a 64 anni, con un’aspettativa di vita a 65 anni di quasi altri 22 anni, è qualcosa che difficilmente può far reggere il sistema previdenziale», ha dichiarato. Brambilla ha inoltre respinto l’idea che il pensionamento anticipato favorisca necessariamente i giovani: nei Paesi europei dove lavorano più persone oltre i 65 anni, ha osservato, anche l’occupazione giovanile tende a essere maggiore.

Per l’esperto, eventuali deroghe dovrebbero riguardare categorie specifiche, con almeno 40 anni di contributi e attività particolarmente gravose. Ha ricordato che per i lavori usuranti esistono già strumenti dedicati e ha contestato anche la tesi secondo cui la permanenza degli anziani nel mercato del lavoro ostacolerebbe le imprese: molte aziende, ha spiegato, cercano di conservare competenze ed esperienza.

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Fisco, salari e prossime mosse

Durigon ha collegato la riforma previdenziale a una riduzione delle imposte sulle pensioni, oggi indicate al 20%, con l’obiettivo di avvicinarle al 12-13% applicato in Francia. La proposta, secondo Brambilla, meriterebbe comunque una valutazione selettiva e potrebbe eventualmente partire dagli assegni più bassi, anche in un momento successivo.

Il sottosegretario ha difeso il lavoro svolto dal governo sul cuneo fiscale, ricordando l’intervento strutturale da 10 miliardi di euro. Ha attribuito invece l’aumento dei prezzi e la debole dinamica salariale alla situazione internazionale, all’inflazione e alle conseguenze delle guerre. Durigon ha anche criticato la Cgil per alcuni rinnovi contrattuali giudicati insufficienti e ha citato il tasso di occupazione, arrivato secondo lui al 63%, come il livello più alto mai raggiunto.

Sul fronte economico, il governo sta chiedendo maggiore flessibilità all’Europa e punta a ottenere un limitato scostamento di bilancio legato all’inflazione. Durigon ha richiamato inoltre i 14 miliardi di euro disponibili per l’energia, da utilizzare a sostegno di famiglie e imprese, mentre ha definito il caro petrolio difficile da governare a livello nazionale ed europeo perché legato a due conflitti.


Lega e voto, il quadro politico

Interpellato sulla possibile data delle elezioni, Durigon ha indicato ottobre come la scadenza più naturale, precisando che occorrerà prima attendere gli sviluppi sulla legge elettorale e la decisione della Consulta. Ha poi elogiato il lavoro di Matteo Piantedosi, ma ha detto di vedere Matteo Salvini al Viminale in un eventuale prossimo governo.

Anche il congresso della Lega resta un passaggio decisivo. Durigon ha spiegato che il partito dovrà scegliere una linea chiara e che, dopo il voto congressuale, tutte le componenti dovranno attenersi all’indirizzo approvato dalla maggioranza, senza che ciò implichi necessariamente una scissione.

Quanto alla candidatura di Massimo Garavaglia alla guida del partito, il sottosegretario lo ha definito una persona corretta e ha riferito di averlo sentito domenica. Ha aggiunto che Garavaglia avrebbe parlato anche con Salvini, con una battuta finale sul fatto che quest’ultimo potrebbe essersene dimenticato.

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