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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Pensioni a 64 anni, la proposta divide: cosa c’è davvero sul tavolo

Il governo valuta un’uscita anticipata e meno tasse per giovani e pensionati, ma economisti ed esperti sollevano dubbi sulla sostenibilità e sul ricambio generazionale.

L’ipotesi di consentire il pensionamento a 64 anni è tornata al centro del confronto sulla prossima legge di bilancio. La proposta, sostenuta dalla Lega, prevede anche incentivi fiscali per chi entra nel mercato del lavoro e una possibile riduzione della tassazione sulle pensioni. Ma il progetto è già contestato da chi teme effetti negativi sui conti pubblici e considera debole il legame tra uscite anticipate e nuova occupazione.

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L’uscita a 64 anni resta da costruire

Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, ha spiegato che nel governo si sta valutando una maggiore libertà di scelta per lasciare il lavoro a 64 anni. L’idea sarebbe accompagnare questa misura con un’imposta del 5% per i giovani nei primi anni di attività, così da favorire l’ingresso delle nuove generazioni e il ricambio nelle aziende. «L’obiettivo è dare un diritto ai lavoratori», ha detto Durigon durante un incontro a Napoli.

La Lega ha già depositato una proposta di legge sull’aliquota agevolata per i giovani. Secondo Durigon, l’iniziativa potrebbe aiutare a trattenere in Italia chi oggi valuta di trasferirsi all’estero. Il sottosegretario ha inoltre indicato nella prossima manovra il possibile veicolo per intervenire sulle pensioni, precisando però che il confronto all’interno della maggioranza è ancora in corso.

Matteo Salvini ha indicato come priorità il superamento della legge Fornero, con una riduzione di tre anni dell’età pensionabile: dai 67 anni previsti a 64, per chi sceglierà di anticipare l’uscita. La misura, nelle intenzioni del vicepremier, dovrebbe riconoscere maggiore libertà a chi ha alle spalle una lunga carriera lavorativa.


Gli esperti frenano sul ricambio

Marco Osnato, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Finanze della Camera, ha giudicato positiva l’attenzione verso i lavoratori impegnati in attività pesanti, ma ha invitato a valutare con cautela costi e conseguenze. A suo avviso, precedenti formule di pensionamento anticipato non hanno prodotto automaticamente nuove assunzioni tra i giovani. Più interessante, secondo Osnato, sarebbe studiare una riduzione delle imposte sulle pensioni, cominciando eventualmente dagli assegni più bassi.

Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica di Milano, ha sostenuto che eventuali risorse aggiuntive dovrebbero essere destinate prioritariamente alla riduzione delle tasse sul lavoro, invece che a un aumento della spesa previdenziale.

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Ancora più critica la valutazione di Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, secondo cui portare l’età di uscita a 64 anni sarebbe difficilmente compatibile con la durata attesa della vita dopo i 65 anni. «Il ricambio generazionale è una tesi priva di fondamento», ha affermato, ricordando che nei Paesi europei dove lavorano più persone anziane è spesso elevato anche il tasso di occupazione giovanile.

Brambilla propone di limitare eventuali deroghe a categorie specifiche, con almeno 40 anni di contributi e mansioni particolarmente gravose. Ha inoltre respinto l’idea che la permanenza al lavoro fino a 68 anni blocchi necessariamente l’ingresso di nuove professionalità: secondo lui, molte imprese cercano di conservare il patrimonio di competenze degli addetti più esperti.


Tasse, bilancio e vincoli europei

Durigon ha collegato la riforma previdenziale anche alla necessità di ridurre il peso fiscale sugli assegni. L’obiettivo indicato è abbassare l’imposizione oggi intorno al 20%, avvicinandola ai livelli, più contenuti, applicati in Francia. Il sottosegretario ha però riconosciuto che il quadro finanziario resta condizionato dall’inflazione, dal caro energia e dai vincoli europei.

Il governo rivendica il taglio strutturale del cuneo fiscale da 10 miliardi di euro e il livello di occupazione, indicato da Durigon al 63%, come il più alto mai raggiunto. Sul fronte europeo, l’esecutivo sta cercando margini di flessibilità e punta a ottenere uno scostamento di bilancio limitato per affrontare l’impatto dell’inflazione. Tra le risorse da utilizzare vengono citati anche i 14 miliardi destinati all’energia, sui quali il governo intende intervenire a sostegno di famiglie e imprese.

Il dibattito sulla manovra si intreccia così con due obiettivi diversi: rendere più semplice l’uscita dal lavoro e alleggerire la pressione fiscale, senza compromettere l’equilibrio del sistema previdenziale. La decisione finale dipenderà dalle risorse disponibili e dal confronto tra le forze della maggioranza.

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