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Attualità 4 min di lettura58 min fa

Pensioni a 64 anni, la proposta divide: chi frena e cosa c’è in gioco

Il governo valuta l’uscita anticipata e una tassazione più leggera per giovani e pensionati, ma gli esperti contestano il possibile impatto sui conti e il ricambio generazionale.

La possibilità di lasciare il lavoro a 64 anni riapre il confronto sulle pensioni e divide maggioranza, tecnici ed esperti di previdenza. L’ipotesi, sostenuta dalla Lega in vista della prossima legge di bilancio, verrebbe accompagnata da incentivi fiscali per i giovani e da una revisione delle imposte sugli assegni pensionistici.

A rilanciare il progetto è stato Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, secondo cui il governo starebbe valutando una maggiore flessibilità in uscita. L’obiettivo dichiarato è favorire l’ingresso di nuove professionalità senza rinunciare a interventi per sostenere salari e famiglie.

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L’uscita a 64 anni resta sul tavolo

Durigon ha spiegato che l’idea è consentire ai lavoratori di pensionarsi a 64 anni, riducendo contemporaneamente la tassazione per i giovani nei primi anni di impiego fino al 5%. «Stiamo lavorando a una flessibilità a 64 anni: c’è una predisposizione all’interno del governo», ha affermato durante un incontro a Napoli.

Nella proposta della Lega, l’agevolazione fiscale dovrebbe aiutare i giovani a restare in Italia e a costruire qui il proprio percorso professionale. Il sottosegretario ha indicato anche la necessità di intervenire sulle imposte applicate alle pensioni, oggi intorno al 20%, con l’obiettivo di avvicinarle a livelli compresi tra il 12% e il 13%, citando il modello francese.

Il tema dovrebbe confluire nella prossima manovra, insieme ad altre misure di sostegno. Durigon ha ricordato il taglio del cuneo fiscale da 10 miliardi, definendolo un intervento strutturale realizzato nonostante l’emergenza economica, l’inflazione e gli effetti delle guerre sui prezzi dell’energia.


Gli esperti contestano il ricambio

La tesi secondo cui il pensionamento anticipato favorirebbe automaticamente l’occupazione giovanile non convince Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali. A suo giudizio, ridurre l’età pensionabile a 64 anni sarebbe difficile da sostenere considerando che, a 65 anni, l’aspettativa di vita media supera ancora i 20 anni.

Brambilla sostiene inoltre che nei Paesi europei la maggiore presenza al lavoro degli over 65 convive con livelli più elevati di occupazione giovanile. Per questo, eventuali uscite anticipate dovrebbero riguardare soltanto categorie specifiche, come chi svolge mansioni particolarmente pesanti e ha maturato una lunga anzianità contributiva.

Il presidente dell’istituto previdenziale respinge anche l’idea che trattenere più a lungo gli occupati anziani penalizzi necessariamente le imprese. Secondo la sua lettura, aziende e attività professionali cercano spesso di conservare competenze ed esperienza, dall’artigianato alla manifattura, passando per commercio e servizi.

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Nella maggioranza emergono cautela e dubbi

Matteo Salvini ha indicato il superamento della legge Fornero come priorità della prossima legge di bilancio. Il vicepremier punta a ridurre di tre anni l’età ordinaria, passando dai 67 anni previsti a 64 per chi sceglierà di lasciare il lavoro prima.

Marco Osnato, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Finanze della Camera, ha giudicato utile valutare forme di tutela per chi svolge lavori usuranti, ma ha invitato a misurare con attenzione costi ed effetti. A suo parere, le precedenti formule di pensionamento anticipato non hanno prodotto un vero ricambio generazionale; più interessante sarebbe studiare una riduzione delle imposte, almeno per gli assegni più bassi.

Anche Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica di Milano, ha espresso una preferenza diversa: in presenza di risorse, sarebbe meglio destinarle alla riduzione delle tasse sul lavoro invece di aumentare la spesa previdenziale.


Il nodo delle risorse e della politica

Durigon ha collegato la discussione sulle pensioni alla necessità di ottenere maggiore flessibilità dai vincoli europei. Il governo, ha sostenuto, sta trattando per uno scostamento di bilancio limitato destinato a contrastare gli effetti dell’inflazione, mentre una parte dei 14 miliardi disponibili per l’energia dovrebbe essere utilizzata per aiutare famiglie e imprese.

Sul fronte politico, il sottosegretario ha indicato ottobre come la scadenza elettorale più naturale, pur subordinando il quadro alla legge elettorale e alle decisioni della Corte costituzionale. Ha inoltre elogiato il lavoro di Matteo Piantedosi, dicendo di vedere Matteo Salvini al Ministero dell’Interno in un eventuale prossimo governo.

Durigon ha infine descritto il congresso della Lega come il passaggio per definire una linea politica condivisa, escludendo però che il confronto debba tradursi in una rottura. Massimo Garavaglia, candidato alla guida del partito contro Salvini, è stato definito una persona corretta e apprezzata, anche se il sottosegretario ha chiuso con una battuta sul fatto che potrebbe essersi dimenticato di richiamarlo.

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