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Attualità 2 min di lettura3 ore fa

Pensioni 2027, il taglio è già nei calcoli: quanto cambia l’assegno

Dal prossimo biennio l’uscita ordinaria slitta e i nuovi coefficienti riducono la pensione futura, ma lavorare più a lungo può attenuare l’effetto.

Per chi avrà un montante contributivo di 300 mila euro, il passaggio alle nuove regole può tradursi in circa 22 euro lordi in meno al mese a 67 anni: la simulazione scende infatti da 1.294 a 1.272 euro. Il cambiamento riguarderà esclusivamente le pensioni liquidate in futuro, non gli assegni già erogati.

Dal 2027, inoltre, l’età richiesta per la pensione di vecchiaia ordinaria salirà a 67 anni e un mese. Nel 2028 è previsto un ulteriore aumento, fino a 67 anni e tre mesi, anche se per alcune categorie sono previste deroghe.

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Il nuovo calcolo riduce l’assegno

A determinare l’importo non è soltanto il momento in cui si lascia il lavoro. Nel sistema contributivo, i versamenti accumulati vengono trasformati in pensione attraverso percentuali legate all’età del pensionamento e alla durata stimata della prestazione.

Le nuove tabelle, pubblicate il 20 ottobre sul sito del Ministero del Lavoro, fissano al 5,514% il coefficiente applicato a 67 anni, contro il 5,608% precedente. A 64 anni il valore sarà del 5,009%, mentre a 71 anni raggiungerà il 6,382%. In sostanza, rinviare l’uscita consente di applicare una percentuale più alta al capitale previdenziale.

Il meccanismo tiene conto anche dell’aspettativa di vita. Se aumenta il periodo durante il quale si presume che la pensione debba essere pagata, il montante viene distribuito su un arco temporale più lungo e l’importo annuale tende a diminuire. La revisione del 2027 prosegue così una fase caratterizzata prevalentemente da riduzioni, con la sola eccezione del biennio 2023-2024.


Rimandare può cambiare il risultato

A parità di 300 mila euro accantonati, l’assegno lordo mensile stimato sarebbe di circa 1.156 euro a 64 anni, 1.272 euro a 67 e 1.473 euro a 71. Tra la prima e l’ultima età considerata, la differenza arriva quindi a 317 euro al mese; con un montante di 700 mila euro, il divario indicato dalla simulazione sale a circa 739 euro.

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Questi confronti presuppongono che il capitale contributivo resti identico. Nella situazione reale, chi continua a lavorare versa altri contributi e può quindi incrementare ulteriormente il montante, oltre a beneficiare di un coefficiente più favorevole.

La scelta, tuttavia, non dipende soltanto dall’importo finale. Bisogna valutare anche lo stipendio ottenuto proseguendo l’attività, gli anni di pensione a cui si rinuncia, le condizioni di salute e le necessità personali. Le cifre sono indicative e non costituiscono una previsione valida per ogni lavoratore.


Chi subirà l’effetto maggiore

L’impatto più diretto riguarda chi è interamente inserito nel sistema contributivo, cioè le persone che hanno iniziato a versare dal 1996. Per chi possiede contributi anteriori, il nuovo coefficiente inciderà invece soltanto sulla parte dell’assegno calcolata con il metodo contributivo.

Il calo previsto dal 2027 non significa automaticamente che ogni pensionato del prossimo anno riceverà meno di chi ha lasciato il lavoro nel 2026. Il risultato dipenderà dall’età effettiva di pensionamento, dal totale dei versamenti e dagli eventuali contributi aggiuntivi maturati nel frattempo.

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