Pasta, prezzi in calo: dove costa di più e dove il ribasso è record
Il monitoraggio CrC-Assoutenti fotografa una discesa del 23,7% in due anni, ma conferma forti differenze tra le città italiane.
Comprare un chilo di pasta oggi costa in media 1,59 euro, ma il dato nazionale nasconde distanze rilevanti tra una città e l’altra. Udine guida la classifica dei prezzi più elevati, mentre Siracusa risulta la provincia più conveniente; il calo più marcato degli ultimi due anni è stato rilevato ad Aosta.
GioiaPura
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Nord e Sud, la distanza resta ampia
Secondo il rapporto elaborato dal Centro di formazione e ricerca sui consumi insieme ad Assoutenti, sulla base delle rilevazioni Istat e Mimit, a Udine un chilo di pasta viene venduto mediamente a 1,91 euro. Seguono Pescara, con 1,89 euro, e Cagliari, a quota 1,88 euro.
All’estremo opposto si trova Siracusa, dove la media è di 1,10 euro al chilo. Palermo si ferma a 1,13 euro e Messina a 1,19 euro. Considerando l’andamento regionale, Sicilia, Calabria e Campania presentano i valori più contenuti, mentre Marche, Friuli e Veneto registrano i listini mediamente più cari.
Il ribasso più forte è ad Aosta
Il confronto con il 2023 mostra una riduzione nazionale del 23,7%. Aosta è la città che ha visto scendere maggiormente il costo della pasta, con una contrazione del 37%; seguono Cremona, al 36%, e Mantova, al 35%. Le diminuzioni più limitate sono state osservate ad Alessandria, con il 6,6%, e Napoli, con l’8,5%.
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La dinamica attuale arriva dopo la forte impennata collegata all’invasione russa dell’Ucraina e alla successiva crisi energetica. Nel 2023 il chilo di pasta di semola di grano duro aveva raggiunto una media di 2,13 euro, con punte provinciali di 2,40 euro. A dicembre 2025 il valore medio era già sceso a 1,63 euro e tra gennaio e settembre 2026 ha registrato un’ulteriore flessione del 2,3%, fino agli attuali 1,59 euro.
Consumi più alti dove costa meno
Furio Truzzi, presidente del comitato scientifico del CrC, collega le differenze territoriali anche alle abitudini alimentari. «I prezzi sono nettamente più bassi nelle regioni del Sud, quelle cioè dove il consumo pro-capite di pasta è più elevato», ha osservato presentando i risultati del rapporto.
Nelle aree meridionali quasi il 70% dei cittadini consuma pasta ogni giorno. Il quadro, diffuso in occasione del World Pasta Day del 25 ottobre, evidenzia quindi una relazione tra convenienza dei listini e frequenza di acquisto, senza cancellare le marcate variazioni rilevate tra i diversi territori.
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