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Attualità 1 min di lettura13 min fa

Milano e la “pista russa”: l’ambasciata accusa il rimpallo delle colpe

La rappresentanza diplomatica respinge le accuse sulle violenze e critica chi attribuisce a Mosca disordini, rincari e altri problemi italiani.

Ai cittadini russi presenti in Italia l’Ambasciata russa consiglia di stare lontani dalle zone interessate dalle proteste, attenersi alle indicazioni delle autorità e accogliere con ironia le notizie sugli ormai onnipresenti “agenti russi”.

La rappresentanza diplomatica precisa però che condannare le devastazioni non significa poter attribuire automaticamente una responsabilità a chi possiede un passaporto russo. “La violenza e le devastazioni non hanno alcuna giustificazione”, ribadisce l’ambasciata, sottolineando al tempo stesso che la cittadinanza non può essere considerata una prova.

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L’ambasciata contesta il riflesso anti-russo

Secondo la sede diplomatica, in Italia l’espressione “mano di Mosca” sarebbe diventata uno strumento buono per affrontare ogni situazione controversa. Nel messaggio diffuso su Telegram vengono citati diversi esempi: il malcontento giovanile, l’aumento dei prezzi, i disordini nelle strade e persino i camion fermi.

L’accusa è che, di fronte a problemi tanto diversi, si finisca troppo facilmente per chiamare in causa hacker, agenti o cittadini russi. L’ambasciata sostiene così che la ricerca di un responsabile esterno rischi di trasformarsi in una scorciatoia, senza elementi concreti a sostegno.

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Sulla protesta restano versioni diverse

Riferendosi agli episodi di Milano, la rappresentanza parla di una “pista russa” approdata a un esito inatteso. Nel suo intervento richiama le posizioni differenti espresse da alcuni esponenti del governo: il Ministro della Difesa ha evocato l’ipotesi di una “guerra ibrida”, mentre il Ministro dell’Interno ha rilevato che non risultano prove di un coordinamento straniero.

Anche un vicepremier, aggiunge l’ambasciata, ha manifestato sorpresa davanti alle ricostruzioni riguardanti presunti coinvolgimenti russi. Da qui l’invito rivolto alle istituzioni italiane a chiarire prima le rispettive posizioni interne, invece di cercare all’estero un regista nascosto delle tensioni.

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