Milano, negozi aperti e cortei a sorpresa: sale l’allerta
Il Movimento 17 ottobre cambia i luoghi dei raduni, mentre a Milano e Roma vengono rafforzati i controlli per prevenire nuovi disordini
Le saracinesche di corso Buenos Aires resteranno alzate nonostante la tensione per le mobilitazioni annunciate a Milano. Luigi Ferrario, presidente di Real Baires, l’associazione dei commercianti della zona, ha spiegato: «Siamo tutti in allerta, ma le nostre saracinesche restano su, come ci ha invitato a fare il sindaco. Noi non cediamo alla paura».
La scelta arriva mentre il capoluogo lombardo si prepara a una giornata segnata da cortei non facilmente prevedibili. La Rinascente ha programmato la chiusura alle 15, mentre negozi e boutique del centro decideranno autonomamente se modificare gli orari o proteggere le vetrine.
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Negozi aperti, centro sotto osservazione
Le forze dell’ordine sorveglieranno soprattutto le stazioni milanesi, considerate possibili punti di arrivo per partecipanti provenienti da altre città lombarde. L’attenzione riguarderà anche sedi istituzionali, luoghi simbolici e aree commerciali di pregio, con controlli rafforzati già dalla mattina.
Il sindaco Giuseppe Sala ha invitato gli esercenti a non reagire con una chiusura generalizzata per evitare allarmismi. Alcuni operatori hanno comunque predisposto pannelli per mettere al riparo le vetrine, mentre l’associazione dei commercianti di corso Buenos Aires ha scelto di mantenere le attività operative.
Cortei mobili e punti comunicati tardi
A Milano il tradizionale appuntamento in piazza Duomo non è più valido. Il Movimento 17 ottobre ha annunciato che alle 14.30 saranno indicati tre luoghi di ritrovo, comunicati soltanto mezz’ora prima, e che alle 15.30 verrà reso noto il punto conclusivo verso cui confluiranno i diversi gruppi.
L’organizzazione ha invitato i partecipanti a non recarsi nei luoghi annunciati in precedenza e a muoversi in piccoli gruppi, scegliendo il concentramento più vicino. La mobilitazione coinvolgerà anche Roma, Bologna, Genova e Bari, con modalità analoghe e senza indicazioni anticipate sui luoghi degli incontri.
La protesta contro il nuovo decreto
Il cambio di metodo viene presentato come una risposta al decreto-legge sulla sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri martedì 20 ottobre. Il provvedimento introduce un reato legato alla violenza organizzata durante le manifestazioni, punibile fino a 5 anni di carcere, amplia il fermo preventivo e prevede 500 militari aggiuntivi per Milano.
Il Movimento 17 ottobre sostiene che l’intervento dell’esecutivo punti a rendere le piazze più facilmente controllabili e ha rivendicato la decisione di non rinunciare alla protesta. In un messaggio diffuso sui social, l’organizzazione ha sintetizzato la propria posizione con la frase: «Non ci fermeremo».
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L’iniziativa è nata dopo gli episodi di devastazione e saccheggio che hanno colpito Milano tra sabato 17 ottobre e domenica 18. Secondo il movimento, la scelta di cambiare continuamente i punti di ritrovo serve a evitare che i manifestanti vengano concentrati in aree già presidiate.
A Roma oltre mille agenti
A Roma il piano di sicurezza è stato definito durante un tavolo tecnico presieduto dal questore Roberto Massucci. Sono previste due manifestazioni con regolare preavviso, oltre ad altre iniziative attribuite al Movimento 17 ottobre, e l’obiettivo è controllare sia le aree urbane sia i canali digitali utilizzati per eventuali spostamenti improvvisi.
La strategia, definita di saturazione, prevede verifiche nel centro storico, lungo i percorsi dalla periferia e nella metropolitana. Saranno impiegati oltre mille operatori, con il contributo della Polfer nelle stazioni, dei carabinieri e delle unità della questura impegnate nel presidio del territorio.
Il dispositivo comprenderà anche droni e mezzi aerei della Polizia e dell’Arma dei Carabinieri. L’attenzione sarà rivolta a possibili gruppi intenzionati a compiere azioni improvvise, agli eventuali infiltrati nei cortei e a possibili contro-mobilitazioni riconducibili agli ambienti ultras.
L’allerta nazionale cresce
Il monitoraggio delle conversazioni online e dei social è stato intensificato per intercettare eventuali convocazioni estemporanee. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha dichiarato da Treviso: «Abbiamo pianificato tutto quello che era pianificabile; abbiamo rinforzato tutti i dispositivi, non solo a Milano ma ci sono attenzioni anche in altre città».
La linea indicata dalla questura romana resta quella di garantire il diritto a manifestare, compreso il dissenso, purché siano rispettate le norme e i diritti altrui. A Milano, intanto, la sorveglianza si concentra sui punti di accesso e sui luoghi più esposti, mentre i manifestanti attendono le indicazioni sugli appuntamenti diffusi soltanto nel corso della giornata.
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