Parma, Guerra frena la linea dura: «L’esercito non spegne il fuoco»
Il sindaco di Parma invita a intervenire sulle cause del disagio giovanile e ricostruisce le misure adottate dopo le minacce circolate nelle chat
La paura per possibili violenze aveva spinto molte famiglie a tenere i figli lontani dalle scuole sabato scorso. Nel dibattito sulla sicurezza interviene Michele Guerra, sindaco di Parma, secondo cui la risposta non può limitarsi alla presenza delle forze dell’ordine nelle strade: il problema, sostiene, richiede interventi sociali e politiche capaci di coinvolgere davvero i giovani.
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La sicurezza non spegne il disagio
«Militarizzare le strade non è la soluzione. Può servire a smorzare l’incendio ma non spegne il fuoco», ha affermato Guerra in un’intervista ad Avvenire. A suo giudizio, un presidio maggiore può contenere nell’immediato le tensioni, ma non interviene sulle ragioni profonde che alimentano rabbia e marginalità.
Il sindaco richiama quindi la necessità di rafforzare le politiche sociali nei territori. L’obiettivo, spiega, dovrebbe essere offrire ai ragazzi maggiore integrazione e una dignità che molti ritengono di non ottenere né nel percorso scolastico né sul piano economico e occupazionale.
Guerra: «Abbiamo ignorato troppo»
Per il primo cittadino di Parma, gli episodi recenti mostrano una responsabilità accumulata nel tempo. «Di fronte agli episodi di violenza di questi giorni è chiaro che abbiamo sottovalutato troppe cose e per troppi anni», ha dichiarato, collegando l’esplosione della rabbia a una dimensione che ormai coinvolge sia l’Italia sia altri Paesi europei.
Guerra contesta l’idea che basti intervenire ogni volta con misure temporanee o con un nuovo decreto sulla sicurezza. La diffusione delle proteste, secondo il sindaco, dovrebbe spingere le istituzioni a riconoscere il problema e a smettere di considerare sufficiente il semplice contenimento dell’emergenza.
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A Parma le chat erano già controllate
Sul caso parmigiano, il sindaco ha spiegato che la polizia aveva iniziato a occuparsi dei messaggi minacciosi già giovedì. Gli amministratori di una chat nella quale circolavano contenuti anche violenti erano stati individuati: si trattava di minorenni, poi diffidati. L’iniziativa che stavano preparando è stata successivamente cancellata.
Nella città si è comunque svolta un’altra manifestazione, descritta da Guerra come pacifica. Il quadro, dunque, è stato diverso rispetto ai timori generati dagli allarmi diffusi sui social e nelle conversazioni private, che avevano alimentato preoccupazione tra le famiglie e contribuito all’assenza degli studenti dalle lezioni.
Il fermo vicino al presidio studentesco
Durante i controlli disposti dalla Questura, nei pressi di un presidio studentesco è stato fermato e denunciato un militante di estrema destra. L’uomo aveva con sé un manganello, mentre nelle verifiche effettuate nell’automobile e nell’abitazione sono state trovate due pistole, un pugnale e simboli nazifascisti.
Guerra ha citato l’episodio per distinguere la manifestazione pacifica organizzata a Parma dalle condotte individuali emerse durante le attività di controllo. La vicenda, insieme alle minacce circolate nelle chat, resta così inserita in un contesto più ampio che il sindaco invita ad affrontare non solo sul piano dell’ordine pubblico, ma anche attraverso scuola, lavoro e inclusione.
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