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Attualità 1 min di lettura3 ore fa

Gerasimov e la strategia dell’implosione: così cambia la guerra

Il capo di Stato Maggiore russo indica nella destabilizzazione interna dell’Occidente una possibile chiave dello scontro ibrido.

Le proteste nelle piazze diventano il punto di partenza per una riflessione sulla guerra ibrida e sulle modalità con cui un avversario può cercare di indebolire l’Occidente dall’interno. Al centro di questa lettura c’è Valery Gerasimov, capo di Stato Maggiore russo.

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L’Occidente come obiettivo interno

Secondo Gerasimov, la prevalenza sull’Occidente non passerebbe soltanto dal confronto diretto, ma anche dalla capacità di favorirne la disgregazione. L’obiettivo indicato è un’implosione prodotta dalle tensioni interne.

In questa prospettiva, le piazze in rivolta assumono un significato preciso: non solo espressione di conflitti sociali o politici, ma possibile segnale della vulnerabilità delle società occidentali. Il tema viene così collegato a una forma di confronto più ampia rispetto alla guerra tradizionale.

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La dimensione ibrida dello scontro

La guerra ibrida, nel quadro richiamato, si fonda sull’azione indiretta e sulla pressione esercitata dentro il campo avversario. La destabilizzazione diventa quindi una leva strategica, accanto agli strumenti più convenzionali.

Il riferimento a Gerasimov lega questo approccio alla necessità, attribuita alla Russia, di colpire la coesione dell’Occidente. La tesi è che la sua forza possa essere ridotta non soltanto sul piano militare, ma anche attraverso le fratture che attraversano le sue società.

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