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Attualità 4 min di lettura47 min fa

Palline bianche contro il voto elettronico: la mossa di Magi

Il leader di +Europa chiederà alla Camera un sistema alternativo per proteggere lo scrutinio segreto sulla legge elettorale, ma un precedente del 2011 potrebbe fermarlo.

Riccardo Magi intende intervenire prima dell’avvio dello scrutinio finale sulla legge elettorale, chiedendo alla Presidenza della Camera di valutare un metodo diverso da quello elettronico. La richiesta dovrà essere presentata prima dell’apertura delle operazioni: una volta iniziato il voto, infatti, non sarebbe più possibile intervenire fino alla proclamazione dell’esito.

La strada regolamentare è stretta, ma +Europa vuole comunque ottenere una decisione pubblica sul punto. L’obiettivo è stabilire se il sistema oggi utilizzato a Montecitorio garantisca davvero l’anonimato della scelta dei deputati.


Il precedente che pesa sulla richiesta

Un caso molto simile si verificò nel 2011, dopo la votazione sull’arresto di Alfonso Papa. Il Popolo della Libertà sostenne che alcuni parlamentari del Partito democratico avessero reso riconoscibile la propria posizione attraverso il modo di premere i comandi della postazione elettronica. Fabrizio Cicchitto, allora capogruppo, propose per questo di tornare alle urne con le palline.

La stessa istanza fu ripresentata poche settimane più tardi, quando l’Aula dovette esprimersi sull’arresto di Marco Milanese. Gianfranco Fini, che presiedeva la Camera, la respinse: a suo giudizio, il regolamento permette di usare le palline soltanto quando l’impianto elettronico è guasto. Non sarebbe quindi sufficiente il timore che un deputato possa segnalare deliberatamente il proprio voto attraverso gesti concordati.


Magi sfida il controllo dei gruppi

L’iniziativa arriva mentre Magi affronta l’ottavo giorno di sciopero della fame contro la riforma e, in particolare, contro l’incremento delle firme richieste dallo Stabilicum. La questione dovrebbe essere sollevata l’8 ottobre, prima del passaggio conclusivo del provvedimento, con Lorenzo Fontana indicato come possibile presidente dell’Assemblea nelle ore decisive.

Al centro della contestazione non c’è la facoltà di ricorrere allo scrutinio segreto, che non viene messa in discussione. Il problema riguarda invece il dispositivo: il parlamentare inserisce la mano nella pulsantiera e seleziona uno dei tre tasti, ma il movimento delle dita potrebbe essere osservato e interpretato da chi controlla i banchi.

Il tema si è intrecciato agli avvertimenti della maggioranza. Alla vigilia dei primi scrutini riservati, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani aveva parlato di «massima vigilanza». Un eventuale stop alla riforma, aveva aggiunto, avrebbe prodotto conseguenze «serie e importanti», mentre Giorgia Meloni ha evocato anche la possibilità di elezioni anticipate in caso di incidente parlamentare.

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Le regole e l’alternativa delle urne

Il regolamento della Camera contempla ancora il metodo tradizionale. L’articolo 49 indica la possibilità di esprimersi inserendo una pallina bianca o nera nelle urne; l’articolo 55 stabilisce però che, di norma, il voto segreto passi attraverso il sistema elettronico. Le due urne e le palline entrano in gioco, secondo il testo, quando si verifica un problema ai dispositivi.

È proprio il significato di quel problema tecnico a rendere controversa la richiesta di Magi. Per +Europa, un apparato che consenta di riconoscere la scelta mediante segnali visibili potrebbe non essere considerato pienamente adeguato allo scrutinio segreto. L’interpretazione opposta limita invece il ricorso alle palline a un guasto materiale dell’impianto.

Il procedimento alternativo punta a impedire qualsiasi identificazione. Ogni deputato riceverebbe una pallina chiara e una scura, da deporre in due contenitori dello stesso colore: per sostenere la proposta si abbinerebbero i colori, mentre per respingerla si sceglierebbe l’incrocio. In entrambi i casi, dall’esterno si vedrebbe una pallina finire in ciascuna urna, senza poter ricostruire la decisione.


Le proteste sulle tribune

I timori non nascono soltanto dalle modalità di pressione dei tasti. Durante lo scrutinio del primo ottobre sulle pregiudiziali di costituzionalità, Fontana richiamò più volte i deputati affinché restassero seduti mentre votavano. Dai banchi dell’opposizione arrivarono proteste rivolte alla maggioranza, compreso l’invito a guardare verso il settore di destra.

Già a luglio, in occasione del primo esame della riforma, era emerso il caso delle cosiddette “vedette”. Secondo le ricostruzioni di allora, alcuni dipendenti del gruppo di Fratelli d’Italia avrebbero osservato dalle tribune i movimenti dei parlamentari di centrodestra, arrivando anche a filmarli. L’Associazione stampa parlamentare si rivolse ai questori della Camera e in seguito furono limitati gli accessi dei collaboratori alla tribuna centrale.

La decisione finale spetterà dunque alla Presidenza, chiamata a stabilire se la vulnerabilità del voto elettronico possa essere assimilata a un difetto dei dispositivi. Magi presenterà la sua obiezione prima che inizi la votazione, nel tentativo di ottenere almeno una presa di posizione formale sul metodo da adottare.

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