Palestina, il fronte progressista alza il muro: “Stop alle colonie”
Pd, M5s e Avs ritrovano una posizione comune su Israele e Cisgiordania, chiedendo sanzioni, riconoscimento della Palestina e lo stop alle importazioni dagli insediamenti.
Sulla Palestina il fronte progressista prova a presentarsi compatto, nonostante le distanze ancora aperte sull’Ucraina e sull’invio di armi a Kiev. A Roma, durante un incontro dedicato al rapporto tra occupazione ed economia, Giuseppe Conte, Elly Schlein, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli hanno rilanciato una linea condivisa: interrompere i rapporti commerciali con le colonie israeliane e cambiare l’atteggiamento dell’Italia verso il governo di Benjamin Netanyahu.
L’iniziativa, promossa da Oxfam insieme alla rete di organizzazioni che sostiene la campagna contro il commercio con gli insediamenti illegali, ha riportato al centro anche una proposta di legge già depositata a maggio da Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Il testo punta a vietare l’ingresso in Italia di beni e servizi provenienti dalle colonie, considerate illegali dal diritto internazionale.
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L’Italia resta fuori dalla svolta europea
Elly Schlein ha contestato la scelta del governo italiano di non aderire alla posizione assunta da undici Paesi, tra cui Francia, Canada e Regno Unito. Questi Stati hanno deciso di bloccare il commercio dei prodotti originati dagli insediamenti, dopo l’aggravarsi delle violenze dei coloni e il protrarsi delle vittime nella Striscia di Gaza.
La segretaria del Pd ha inoltre criticato la giustificazione fornita dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, secondo cui decisioni di questo tipo dovrebbero essere prese a livello europeo. A suo giudizio, però, l’esecutivo italiano contribuirebbe proprio a impedire una sospensione dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele.
“È vergognoso che il governo italiano non abbia seguito quella iniziativa”, ha affermato Schlein a margine dell’appuntamento romano, riferendosi alla scelta degli altri Paesi. Il tema, per il Pd, riguarda anche la coerenza nell’applicazione del diritto internazionale e delle misure sanzionatorie.
Le condizioni di Avs per allearsi
Angelo Bonelli ha indicato il riconoscimento dello Stato palestinese, il ritorno al rispetto del diritto internazionale e l’introduzione di sanzioni contro Israele come basi irrinunciabili del futuro programma. Il portavoce di Avs ha accusato il governo Meloni di mantenere un doppio criterio: severo nei confronti della Russia, ma non disposto a intervenire contro le azioni attribuite all’esecutivo Netanyahu.
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“Non andremo al governo di questo Paese per fare le stesse cose di Giorgia Meloni”, ha avvertito Bonelli. Il messaggio sembra rivolto anche alle forze centriste che potrebbero entrare nella coalizione progressista e che dovranno confrontarsi con una posizione già definita sulla politica mediorientale.
Nicola Fratoianni ha chiesto invece l’interruzione immediata degli scambi con le colonie della Cisgiordania. Il leader di Sinistra italiana ha ricordato il lavoro parlamentare svolto negli ultimi anni, insieme alle associazioni e alla società civile, compresa la proposta di legge per fermare l’importazione dei loro prodotti.
Conte promette una svolta nei primi mesi
Giuseppe Conte ha annunciato che un eventuale governo sostenuto dal campo progressista cambierebbe radicalmente l’indirizzo seguito finora nei rapporti con Israele. Tra le misure indicate figurano la fine dell’accordo di cooperazione militare e un intervento sulle importazioni di armi: secondo il presidente del Movimento 5 Stelle, quelle provenienti da Israele sarebbero aumentate nei primi sei mesi dell’anno.
“Andremo al governo per cambiare completamente la politica sin qui adottata dal governo su Israele”, ha detto Conte, sostenendo che l’Italia non possa rendersi complice di quello che ha definito un genocidio e delle occupazioni illegali. Fratoianni ha aggiunto che, già al primo Consiglio dei ministri, la coalizione dovrebbe riconoscere lo Stato di Palestina e chiedere, in sede europea, la sospensione del trattato di associazione con Israele.
La convergenza sulla Palestina non cancella tuttavia le differenze tra Pd, Movimento 5 Stelle e Avs sulla guerra in Ucraina, in particolare sulla fornitura di armamenti a Kiev. In vista della definizione del programma elettorale, la politica estera mediorientale rappresenta quindi il terreno sul quale il centrosinistra cerca di consolidare una posizione comune.
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