Gruppo +Europa, corsa contro il tempo: il Pd chiude la porta a Magi
Il leader radicale cerca deputati per portare alla Consulta le regole sulle firme elettorali, ma dai dem arriva uno stop che mette a rischio l’operazione
Per Riccardo Magi la finestra utile si sta chiudendo: il leader di +Europa vuole creare alla Camera un gruppo parlamentare capace di contestare davanti alla Corte costituzionale le nuove regole sulla raccolta delle firme. L’operazione dovrebbe essere completata prima dell’entrata in vigore della riforma, attesa per sabato, ma il Partito democratico non sembra disposto a fornire i deputati necessari.
La richiesta si inserisce in un quadro politico più ampio. Magi guarda soprattutto al Pd, anche perché +Europa considera il risultato ottenuto alle elezioni del 2022 un contributo decisivo alla coalizione allora guidata dai dem. Nel frattempo, il caso rischia di complicare ulteriormente i rapporti tra le diverse forze centriste che il centrosinistra vorrebbe riunire.
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Magi tenta l’ultima carta alla Camera
L’obiettivo del leader radicale è ottenere la formazione di un gruppo autonomo di +Europa, anche attraverso l’ingresso temporaneo di parlamentari di altri partiti. Magi ha chiesto alle forze di opposizione di mettere a disposizione gli eletti indispensabili per superare l’attuale configurazione nel gruppo Misto.
La ragione è legata alle disposizioni dello ‘Stabilicum’, che innalzano fino a quattro volte il numero delle firme necessarie per presentare le liste. Una misura contro la quale Magi aveva già protestato con uno sciopero della fame e che ora intende impugnare sul piano costituzionale. «Rivolgiamo un appello ai partiti e ai parlamentari per costituire un gruppo parlamentare di +Europa, mettendo a disposizione gli eletti necessari», ha affermato dopo l’assemblea nazionale del Pd.
Un partito, da solo, non avrebbe la legittimazione per promuovere un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Un gruppo parlamentare potrebbe invece sostenere che la nuova disciplina comprime le proprie prerogative e tentare così l’accesso alla Consulta. Per raggiungere questo traguardo servirebbe anche un’autorizzazione in deroga dell’Ufficio di presidenza della Camera, poiché il regolamento indica normalmente in sette il numero minimo dei deputati.
Magi ritiene comunque possibile ottenere una deroga, ricordando che in passato sono stati autorizzati gruppi con una consistenza molto ridotta. Attualmente, oltre al leader, +Europa dispone di Benedetto Della Vedova e Luca Pastorino, entrambi collocati in una componente del Misto. Questa presenza consente già una riduzione delle firme richieste, portandole a una quota compresa tra 1.500 e 2mila per collegio, contro le 6-7mila previste per le liste prive di rappresentanza parlamentare.
Dal Nazareno arriva lo stop
La soluzione studiata da +Europa dipende però dalla disponibilità degli alleati. I deputati del Pd contattati sulla possibilità di un passaggio temporaneo hanno escluso di essere a conoscenza di iniziative in tal senso. Dal Nazareno, inoltre, fanno sapere che «non sono in programma operazioni di questo tipo nei prossimi giorni».
La chiusura non riguarda soltanto Magi. Anche altre formazioni, tra cui Rifondazione Comunista, sperano in un aiuto parlamentare per evitare gli effetti più pesanti delle nuove soglie, ma al momento non risultano aperture. Per +Europa il tempo è particolarmente poco: l’esenzione completa dalla raccolta delle firme è riconosciuta ai partiti che avevano costituito un gruppo entro il 31 dicembre 2025, una condizione che il partito non possiede.
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Un precedente recente viene citato come possibile esempio: al Senato il Movimento 5 Stelle ha messo a disposizione il senatore Luigi Nave per consentire al Psi di Enzo Maraio di costituire un gruppo. Tuttavia, quella soluzione non coincide con l’obiettivo di +Europa, che punta a ottenere il riconoscimento pieno previsto per una formazione parlamentare autonoma.
Il conto che Magi presenta ai dem
Dietro l’appello c’è anche una rivendicazione politica rivolta direttamente al Pd. Alle elezioni del 2022 +Europa arrivò intorno al 2,9%, restando sotto la soglia del 3% necessaria per partecipare alla distribuzione proporzionale dei seggi. I suoi consensi, però, contribuirono al risultato complessivo della coalizione grazie al meccanismo del Rosatellum.
Nel partito europeista si sostiene quindi che il Pd abbia tratto il vantaggio principale da quei voti e che oggi debba restituire quel sostegno. Magi, inoltre, ha lasciato intendere di essere vicino alla candidatura di Elly Schlein alla guida della coalizione, un elemento che avrebbe potuto favorire la richiesta di collaborazione.
La risposta dei dem, almeno per ora, non segue questa logica. Il mancato prestito dei deputati rischia di essere letto da +Europa come un’ulteriore distanza proprio mentre Schlein prova a coordinare le varie componenti del centrosinistra in vista delle prossime scadenze elettorali.
Renzi pesa sulla coalizione
La vicenda si intreccia con la costruzione della cosiddetta quarta gamba del centrosinistra. Oltre a +Europa, nell’area moderata figurano Italia Viva, il movimento di Alessandro Onorato e l’area riconducibile a Ernesto Maria Ruffini. La segretaria del Pd punta a un confronto unitario, anche per affrontare temi divisivi come il sostegno militare all’Ucraina.
In questo schema Matteo Renzi occupa una posizione particolare. Italia Viva, a differenza di +Europa, non deve raccogliere le firme perché dispone di un gruppo parlamentare costituito entro il termine fissato dalla riforma. Tra i centristi, però, c’è chi considera questa norma un vantaggio consegnato all’ex presidente del Consiglio e rimprovera ai dem di non aver contrastato con sufficiente fermezza l’aumento delle sottoscrizioni.
La diffidenza verso Renzi resta forte. Il timore degli altri interlocutori è che possa intervenire con decisioni inattese all’ultimo momento, quando sarà necessario definire le liste. Per questo Schlein si trova a dover cercare un punto di equilibrio tra la necessità di un coordinamento unico e la cautela di partiti che non vogliono affidare a Italia Viva un ruolo dominante.
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