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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Semola bloccata, la pasta rallenta: perché gli scaffali rischiano

I blocchi dei trasporti in Puglia e Sicilia stanno interrompendo il rifornimento di semola fresca verso diversi stabilimenti del Sud.

Il punto critico non è soltanto il trasporto del prodotto finito: molti pastifici stanno esaurendo la semola necessaria per lavorare. Garofalo ha riavviato oggi, 20 ottobre, appena il 40 per cento delle linee dopo lo stop del 18 ottobre, ma non riesce ancora a garantire le consegne. «Aspettiamo e speriamo che la situazione si sblocchi quanto prima», ha spiegato Massimo Menna, amministratore delegato del Pastificio Lucio Garofalo.

Anche Rummo ha fermato lo stabilimento di Benevento, dopo aver segnalato già una settimana fa conseguenze non più sostenibili. La Molisana di Campobasso continua invece a operare, ma con ritmi molto ridotti e utilizzando le scorte ancora disponibili. Se i blocchi dovessero continuare, l’attività potrebbe arrestarsi del tutto nel giro di pochi giorni.

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La semola fresca è il vero collo di

Il grano duro arriva soprattutto da Puglia e Sicilia, mentre numerosi impianti per la pasta si trovano in Campania e Molise. La Puglia contribuisce per circa il 25 per cento della produzione nazionale, con stime che arrivano al 30 per cento: dei circa 340mila ettari coltivati nella regione, oltre 183mila sono concentrati nel Tavoliere, in provincia di Foggia. La Sicilia rappresenta un ulteriore 18-20 per cento, prodotto su circa 320mila ettari.

Il chicco può restare nei silos per mesi, ma la semola ottenuta dalla macinazione ha tempi molto più stretti. A contatto con l’ossigeno comincia rapidamente a deteriorarsi e, per ottenere pasta secca di qualità, dovrebbe essere lavorata idealmente entro 24 ore. Per questo i molini situati nelle aree di produzione rischiano di non poter macinare: senza camion per la consegna, accumulare semola non è una soluzione praticabile.

La conseguenza è paradossale: mentre nei silos può esserci ancora grano integro, le linee dei pastifici si fermano per mancanza di semola fresca. Nella sede principale del Gruppo Casillo, a Corato, nel Barese, si trovano sette impianti molitori, ma il blocco dei collegamenti impedisce di rifornire regolarmente gli stabilimenti più lontani.


Gli stabilimenti lavorano a ritmo ridotto

I principali produttori italiani sono concentrati soprattutto nel Mezzogiorno. Barilla dispone anche di impianti settentrionali e a Pedrignano, vicino Parma, gestisce uno stabilimento storico dotato di un grande molino e indicato come il più grande pastificio del mondo. De Cecco può contare su molini propri, mentre Garofalo e Rummo dipendono in misura maggiore dai trasporti di semola provenienti dal Sud.

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Rummo ha interrotto la produzione il 13 ottobre perché le scorte si sono esaurite e non sono arrivati camion né autocisterne. La Molisana è autonoma per una parte del fabbisogno grazie ai propri molini, ma non riesce a coprire l’intera produzione. L’azienda deve inoltre fare i conti con le difficoltà nel reperire imballaggi e con la distribuzione della pasta già confezionata, che rischia di saturare gli spazi di magazzino.

Il problema, quindi, riguarda sia le materie prime sia la possibilità di spedire ciò che viene prodotto. Garofalo ha potuto ripartire solo parzialmente il 20 ottobre, mentre le altre aziende valutano giorno per giorno la durata delle scorte e l’evoluzione dei blocchi.


Le aziende sostengono la protesta

Il settore della panificazione comprende le ragioni di agricoltori e autotrasportatori, pur subendo direttamente le conseguenze della mobilitazione. Giuseppe Bellamena, presidente del comparto panificazione della Claai Calabria, ha chiesto interventi immediati per ridurre in modo stabile i costi di elettricità, gas e carburanti, dichiarando anche la disponibilità dei panificatori a partecipare a uno sciopero regionale.

Menna ha ricordato che i contratti del comparto della pasta sono legati al prezzo del carburante e che, per questo, le difficoltà degli autotrasportatori sono comprensibili. L’amministratore delegato di Garofalo ha aggiunto che sarebbe stato utile affrontare prima il confronto con la categoria, ma ha indicato come priorità una misura rapida capace almeno di dare sollievo nell’immediato. Ha inoltre sottolineato la collaborazione ricevuta dai fornitori.

La gravità della situazione era stata segnalata nei giorni scorsi anche da Italmopa, l’associazione dell’industria molitoria nazionale, che aveva scritto al prefetto di Foggia Antonio Giannelli e al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Nella comunicazione veniva denunciata l’emergenza provocata dal blocco spontaneo e non autorizzato dei mezzi pesanti in Puglia. Ora i produttori chiedono al governo una soluzione che consenta di riattivare rapidamente i collegamenti e impedire nuovi fermi.

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