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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Palermo, la comunione slitta e il conto arriva a 30 milioni

La riforma voluta dall’arcivescovo Lorefice allunga il catechismo e accorpa i sacramenti: commercianti e famiglie chiedono una soluzione prima del 2027.

A Palermo la protesta non nasce per i rifiuti, l’acqua razionata o i cantieri interminabili, ma per il rinvio delle feste legate ai sacramenti. La riforma della diocesi rischia infatti di lasciare senza celebrazioni fino al 2029 un’intera filiera composta da ristoratori, fotografi, fiorai, negozi di abbigliamento, confetterie e animatori.

Il nodo è economico, ma anche culturale. Per molte famiglie comunione e cresima rappresentano occasioni solenni, con abiti eleganti, tavolate e parenti riuniti. Per le attività commerciali, invece, costituiscono appuntamenti ricorrenti su cui programmare incassi e lavoro.


Il calendario dei sacramenti cambia tutto

Dal 2024 la diocesi guidata da Corrado Lorefice sta introducendo un nuovo percorso di iniziazione cristiana. Il progetto prevede cinque anni di catechismo, una presenza più assidua dei genitori e la celebrazione congiunta di prima comunione e cresima.

L’obiettivo dichiarato è riportare il percorso religioso al centro, superando il modello della presenza occasionale: il bambino entra in parrocchia, completa gli adempimenti, riceve il sacramento e torna soltanto quando si presenta una nuova ricorrenza. Con l’accorpamento, però, due ricevimenti diventano uno solo e il passaggio mette in difficoltà numerose imprese.

Secondo le stime diffuse dagli operatori, prima della riforma a Palermo si celebravano più di 3.000 prime comunioni ogni anno. Il mancato giro d’affari potrebbe arrivare a 30 milioni di euro. A mobilitarsi sono stati esercenti, animatori, commercianti e creatori di contenuti, riuniti anche con Confimprese nel comitato “Fede, Economia e Comunità”.


La richiesta: ripartire già nel 2027

La protesta ha prodotto incontri, attenzione pubblica e una possibile mediazione istituzionale. Roberto Lagalla, sindaco di Palermo, sta cercando una soluzione insieme ai gruppi di lavoro nati durante la mobilitazione. La proposta degli operatori è un percorso intensivo destinato ai bambini più grandi, così da consentire la ripresa delle comunioni già nel 2027.

A sostenere la richiesta ci sono anche diversi genitori. Alcuni bambini avevano iniziato il catechismo secondo il sistema precedente e si sono trovati a dover seguire il nuovo itinerario. Una petizione ha raccolto le loro preoccupazioni, mentre il prossimo appuntamento pubblico è stato fissato per il 5 ottobre davanti al palazzo arcivescovile.

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La Curia, tuttavia, considera incompatibile un’accelerazione con il significato educativo della riforma. Se il percorso deve servire a costruire una partecipazione più stabile alla vita della comunità, sostengono in diocesi, non può essere accorciato per riaprire il calendario delle sale ricevimenti. I sacramenti, inoltre, non dovrebbero dipendere dalle consuetudini commerciali sviluppatesi intorno alle cerimonie.


Tra aiuti pubblici e identità cittadina

Il confronto ha coinvolto anche il Comune sul terreno degli eventuali sostegni economici. Lagalla ha annunciato: «Stiamo prevedendo nella distribuzione dell’avanzo di amministrazione una quota anche per loro». Il riferimento è alle attività che lamentano perdite a causa delle celebrazioni rinviate.

L’ipotesi di destinare risorse pubbliche alle imprese colpite da una scelta pastorale ha aperto un caso particolare. Non si tratta di compensare una chiusura imposta dalle autorità o un evento calamitoso, ma gli effetti economici di un diverso modello di catechismo. Il sindaco continua intanto a incontrare le parti e a cercare un punto d’intesa.

Lorefice, però, non è estraneo alle difficoltà del commercio locale. A maggio aveva visitato Sferracavallo dopo alcuni attentati incendiari legati al racket, stringendo la mano agli esercenti colpiti e invitandoli a non cedere alla paura. Il suo impegno pubblico si è concentrato anche sul contrasto al crack, sul sostegno alle famiglie che hanno perso figli e sulla richiesta di prevenzione e assistenza.

Durante l’ultima marcia antimafia aveva messo in guardia i giovani dal meccanismo con cui la criminalità li trasforma prima in consumatori e poi in spacciatori, chiedendo l’applicazione della legge regionale sul crack. La sua prospettiva, dunque, riguarda soprattutto il futuro dei ragazzi e la possibilità che arrivino all’età adulta, non soltanto il modo in cui celebreranno quel passaggio.

La mobilitazione palermitana resta così sospesa tra fede, lavoro e tradizione familiare. Per molte famiglie la comunione è vissuta come una sorta di matrimonio in miniatura; per la diocesi deve invece diventare una tappa di un cammino più lungo. Nel frattempo, tra richieste di corsi abbreviati e trattative sul possibile sostegno economico, resta aperta la domanda decisiva: quanto può essere modificato un percorso religioso per salvare un settore economico costruito intorno alle sue date?

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