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Attualità 2 min di lettura43 min fa

Padre Pio, 38 posti a rischio: la svolta delle suore

La fondazione del santuario valuta gli esuberi dopo il calo dei visitatori, mentre le religiose hanno già iniziato a svolgere mansioni prima affidate ai dipendenti.

Sono 38 i lavoratori del santuario di Padre Pio che potrebbero perdere il posto. La fondazione, che conta complessivamente 89 dipendenti, si prepara ad avviare le procedure di licenziamento e valuta un maggiore ricorso alle suore per alcune attività.

La decisione arriva in un momento segnato dalla diminuzione dei visitatori e dalla contrazione delle entrate. Il confronto tra le parti dovrà ora stabilire se esistano soluzioni alternative agli esuberi.


I numeri dietro la crisi

Nei primi sette mesi dell’anno gli arrivi nella struttura sono diminuiti del 21,7%. Durante l’anno del Giubileo le presenze hanno raggiunto quota 191mila, un livello che rende improbabile il ritorno ai 448mila visitatori registrati nel 2018.

A pesare sono anche le attività commerciali della zona: 24 dei 34 negozi presenti lungo viale Padre Pio hanno chiuso. Secondo il commercialista Matteo Pappalardo, il personale comporta una spesa annua di circa un milione di euro, sostenuta esclusivamente attraverso le offerte dei fedeli. «I flussi non sono più quelli di vent’anni fa», ha riconosciuto Bruno Di Maggio, uno dei sacrestani coinvolti nella vicenda.


Suore al posto dei dipendenti

La sostituzione non sarebbe una novità. Da circa tre anni, infatti, alcune religiose hanno assunto compiti che in precedenza erano svolti da lavoratori retribuiti. Padre Fedele, 92 anni e zio di Giuseppe Conte, ha spiegato che oggi i sacrestani non svolgono più quelle mansioni perché se ne occupano le suore.

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La Cgil contesta però che il calo delle presenze possa giustificare da solo i licenziamenti. Pierluigi Di Stasio considera il caso un possibile precedente rischioso per altri lavoratori impiegati in realtà religiose. Il sindacato ritiene quindi necessario verificare con attenzione le ragioni economiche indicate dalla fondazione.


Il confronto resta aperto

La procedura prevede l’apertura di un tavolo di trattativa. La fondazione ha fatto sapere che presenterà le proprie proposte nel corso del confronto, sostenendo di voler salvaguardare l’occupazione nonostante le difficoltà finanziarie.

Di Maggio, che guadagna 1.400 euro netti al mese, non attribuisce ai frati la responsabilità della situazione e ritiene che manchino le risorse per sostenere il nuovo contratto. A suo giudizio, tuttavia, il percorso potrebbe non arrivare fino ai licenziamenti.

Il problema riguarda anche la capacità del santuario di tornare attrattivo. Sara Alessandrini, autrice di contenuti dedicati ai viaggi religiosi, ha osservato che il periodo estivo resta quello di maggiore affluenza, ma ha invitato a ripensare la proposta del luogo. Oggi, ha spiegato, crescono i cammini spirituali e l’interesse per le figure religiose: un esempio è il successo del film su Carlo Acutis, che ha contribuito all’aumento dei visitatori ad Assisi.

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