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Attualità 1 min di lettura34 min fa

Maduro, il retroscena di Grok: Trump lo interrogò per ore

Secondo Time, il presidente statunitense avrebbe chiesto al chatbot di Elon Musk di valutare anche la reazione dei venezuelani alla cattura di Maduro.

Le risposte dei chatbot possono sembrare nette anche quando poggiano su dati incompleti o su valutazioni prive di contesto. La loro capacità di riassumere enormi quantità di informazioni non elimina il rischio di errori, soprattutto quando vengono chiamati a esaminare scenari complessi.

L'episodio riporta così al centro una questione delicata: quanto spazio può avere l'intelligenza artificiale nelle scelte dei governi, in particolare quando sono coinvolte sicurezza nazionale e operazioni militari? Non risultano però prove che le indicazioni di Grok abbiano determinato la decisione americana.


La previsione che colpì Trump

Stando alle informazioni pubblicate da Time, Donald Trump avrebbe passato diverse ore a rivolgere domande a Grok durante un incontro riservato con Elon Musk allo Studio Ovale. Il colloquio si sarebbe svolto nel dicembre 2025, circa un mese prima dell'azione statunitense in Venezuela.

Tra gli interrogativi posti al sistema ci sarebbe stato anche quello sulla possibile reazione della popolazione venezuelana alla rimozione di Nicolas Maduro. Il chatbot avrebbe stimato che una parte consistente dei cittadini avrebbe accolto favorevolmente la caduta del presidente, una valutazione che, secondo un funzionario citato dal settimanale e presente alla riunione, avrebbe impressionato Trump per la sua apparente precisione.

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Nessuna prova di un ruolo operativo

L'operazione a cui si riferisce il retroscena risale al 3 gennaio: in quella circostanza, secondo la ricostruzione, le forze statunitensi catturarono Maduro e lo portarono negli Usa. L'incontro tra Trump e Musk, dunque, sarebbe avvenuto nelle settimane precedenti al blitz.

Le informazioni disponibili non dimostrano tuttavia che Grok sia stato utilizzato per preparare l'intervento o che le sue risposte abbiano spinto direttamente il presidente a dare il via libera. Il caso resta quindi soprattutto un esempio del confronto aperto sull'affidabilità dei sistemi artificiali quando vengono interpellati su decisioni pubbliche dalle conseguenze concrete.

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