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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Facebook, commento contro Spolverato: chiesti 2.500 euro a tre donne

Una spettatrice genovese ha ricevuto una diffida dopo aver criticato duramente l’ex concorrente del reality; il suo avvocato contesta l’ipotesi di diffamazione.

Una serata davanti alla televisione, un commento pubblicato su Facebook e, a distanza di circa un anno e mezzo, una richiesta formale di risarcimento. È il contenzioso che coinvolge Lorenzo Spolverato, ex concorrente del Grande Fratello, e tre donne anziane di Genova, chiamate a rispondere delle critiche rivolte online al personaggio televisivo.


La diffida dopo il commento

Il messaggio era comparso nel marzo 2025 sotto un contenuto di Canale 5 dedicato al reality. Una delle signore aveva usato parole molto pesanti per descrivere Spolverato, indicandolo come una persona particolarmente spregevole, falsa e cattiva tra quelle entrate nella Casa, oltre che priva di pudore.

Per i legali dell’ex gieffino, tuttavia, non si tratterebbe di una semplice valutazione espressa da una telespettatrice. La contestazione è che quelle frasi abbiano colpito direttamente la reputazione di Spolverato, superando il limite consentito alla critica. La lettera chiedeva di rimuovere il testo, presentare delle scuse ufficiali e pagare 2.500 euro entro sette giorni.


La difesa invoca il diritto di critica

Una delle destinatarie ha deciso di opporsi alla richiesta e si è affidata all’avvocato genovese Marco Mensi. Il professionista nega che il commento configuri un illecito, sia sul piano civile sia su quello penale, e considera infondate le accuse rivolte alla sua assistita.

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La difesa richiama soprattutto il contesto nel quale sono state scritte le parole: il Grande Fratello, secondo questa impostazione, espone volontariamente i partecipanti al giudizio del pubblico. Esprimere un’opinione su atteggiamenti e vicende osservati durante le puntate rientrerebbe quindi nella libertà di critica, anche quando il giudizio è severo.


Il confine tra opinione e insulto

La controversia riapre il confronto tra due diritti: la protezione della reputazione e la libertà di espressione. In linea generale, chi sceglie una forte esposizione mediatica può essere sottoposto a valutazioni più dure, ma le opinioni devono conservare un collegamento con comportamenti o fatti e non ridursi a offese personali.

Sarà eventualmente un giudice a stabilire se il commento pubblicato su Facebook resti nell’ambito della critica televisiva oppure oltrepassi quel limite. Per ora, la vicenda resta legata alla diffida e alla diversa lettura sostenuta dalle parti sul significato di quelle parole.

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