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Attualità 1 min di lettura40 min fa

Onu, la carta degli Emirati: Lana Nusseibeh sfida i veti

La diplomatica di origini palestinesi punta alla segreteria generale, ma la candidatura deve fare i conti con il ruolo di Abu Dhabi nella crisi sudanese

La partita per la guida delle Nazioni Unite resta bloccata dall’intreccio dei possibili veti, ma gli Emirati Arabi Uniti provano a cambiare lo scenario con una candidatura destinata a far discutere. Il nome scelto è quello di Lana Nusseibeh, diplomatica di 48 anni e potenziale prima donna alla guida dell’organizzazione internazionale.

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Una candidatura dal forte valore simbolico

Nusseibeh è una rappresentante di lungo corso della diplomazia emiratina. Le sue origini palestinesi e il legame familiare con Gerusalemme aggiungono alla candidatura un elemento di particolare rilievo in una fase segnata da profonde tensioni mediorientali.

La diplomatica parla anche ebraico, una competenza che contribuisce a delineare il profilo con cui Abu Dhabi intende presentarsi nella corsa alla segreteria generale. La sua eventuale elezione segnerebbe inoltre una svolta storica per le Nazioni Unite: finora una donna non ha mai ricoperto l’incarico più alto dell’organizzazione.

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Il nodo della crisi in Sudan

Il percorso di Nusseibeh, tuttavia, non si presenta privo di ostacoli. Sulla candidatura pesa infatti la posizione degli Emirati Arabi Uniti rispetto al conflitto sudanese e, in particolare, il sostegno attribuito ad Abu Dhabi alle milizie accusate di genocidio e crimini di guerra.

Il tema potrebbe diventare centrale nel confronto tra gli Stati membri, proprio mentre la selezione del prossimo segretario generale appare condizionata dall’incrocio delle opposizioni e dei veti. In questo contesto, la proposta emiratina punta su una figura femminile e su un profilo diplomatico articolato, ma dovrà misurarsi con le conseguenze politiche delle scelte del Paese che la sostiene.

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