Droghe, Meloni rilancia la sfida: perché il carcere non basta
A San Patrignano la premier indica quattro priorità contro le dipendenze e annuncia una posizione comune da portare in Europa e alle Nazioni Unite.
«Prevenire e fare squadra»: è questa la direzione che l’Italia intende sostenere alla prossima riunione della Commissione stupefacenti di Vienna. Giorgia Meloni ha annunciato che il nostro Paese porterà la propria impostazione insieme all’Agenzia europea sulle droghe, al Consiglio d’Europa e alle Nazioni Unite.
La presidente del Consiglio è attesa ora in Kuwait, dove incontrerà l’emiro. L’appuntamento di San Patrignano rientra negli sviluppi degli impegni assunti dalla Coalizione europea contro le droghe al vertice di Yerevan del 4 maggio.
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La cannabis al centro dello scontro
Nel suo intervento, Meloni ha contestato con decisione la rappresentazione della cannabis come sostanza poco pericolosa. Secondo la premier, i suoi derivati presentano oggi una concentrazione media di principio attivo trenta volte superiore rispetto a quella di alcuni decenni fa, mentre definirli “leggeri” sarebbe «irresponsabile».
A preoccupare è anche l’evoluzione complessiva del mercato. Le sostanze attuali risultano più potenti, meno costose e più facilmente reperibili; alcune, inoltre, hanno raggiunto una forma di accettazione sociale. Le molecole sintetiche cambiano con una rapidità che spesso supera la capacità delle norme di inseguirle e l’intelligenza artificiale può favorire la diffusione di nuovi composti prima che vengano individuati e inseriti negli elenchi delle sostanze vietate.
Quattro priorità per affrontare le dipendenze
La dichiarazione conclusiva dell’incontro sarà costruita intorno a quattro direttrici. La prima è la prevenzione, da rivolgere non soltanto ai ragazzi, ma anche a famiglie, scuole, università e spazi digitali frequentati quotidianamente dai più giovani. Meloni ha sollecitato pure i mezzi di informazione a fornire messaggi più accurati e ha riferito di avere aperto un dialogo con i principali operatori del settore per limitare comunicazioni fuorvianti.
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Il secondo punto riguarda il linguaggio delle istituzioni: l’uso di droghe, ha ribadito la premier, «non è un diritto», perché mette a rischio salute, dignità e libertà individuali. Gli altri due cardini sono la cura e il recupero: chi chiede sostegno dovrebbe poter accedere a un percorso su misura, privo di ostacoli e discriminazioni, mentre l’obiettivo conclusivo consiste nel tornare a lavorare, ricostruire i legami e riprendere il proprio ruolo nella comunità.
Pena e comunità, una strada diversa
Meloni ha richiamato anche la norma approvata dal suo governo, che rende più ampia e semplice la possibilità per le persone dipendenti da sostanze, autrici di reati collegati al consumo, di scontare in comunità l’intera pena oppure il periodo ancora da espiare. Il carcere, nella sua impostazione, non dovrebbe esaurire le risposte disponibili.
«La pena deve sapere aprire anche una strada di ritorno», ha affermato la presidente del Consiglio, sottolineando che strutture come San Patrignano mostrano da anni l’esistenza di un percorso alternativo. In precedenza, aprendo i lavori, aveva ricordato che «la dipendenza non è una condanna irrevocabile».
Alla riunione partecipano 35 Paesi europei, la Commissione europea e il Consiglio d’Europa, oltre a circa ottocento persone. L’iniziativa, promossa da Italia e Francia, è dedicata alla prevenzione e al recupero e si svolge nella comunità di San Patrignano.
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