Droghe, l’Europa guarda a San Patrignano: la strategia in tre mosse
Meloni rilancia il ruolo della comunità di recupero e indica le priorità contro traffici, patrimoni criminali e nuove forme di dipendenza
La lotta agli stupefacenti entra nell’agenda europea con un vertice ospitato a San Patrignano, luogo scelto dall’Italia per mostrare ai partner internazionali un modello di recupero attivo da cinquant’anni. Il confronto, promosso insieme alla Francia, è stato istituito nel 2025 all’interno della Comunità politica europea.
Ad aprire i lavori è stata Giorgia Meloni. In prima fila, tra gli altri, c’erano il sottosegretario Alfredo Mantovano, coordinatore dell’incontro, i ministri Carlo Nordio, Orazio Schillaci, Giancarlo Mazzi e Andrea Abodi, oltre a Letizia Moratti, cofondatrice della comunità voluta da Vincenzo Muccioli.
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Mattarella: il crimine non ha confini
Nel suo messaggio al vertice, Sergio Mattarella ha richiamato la dimensione internazionale del fenomeno. Il presidente della Repubblica ha sottolineato che le organizzazioni impegnate nel traffico di droga operano oltre i confini nazionali e che il loro contrasto rappresenta una responsabilità condivisa dagli Stati e dalla comunità internazionale.
Il capo dello Stato ha collegato la diffusione delle sostanze a condizioni di disagio, solitudine e incertezza sul futuro, soprattutto tra i più giovani. Nello stesso quadro rientrano anche dipendenze diverse da quelle tradizionali, come l’alcol, il gioco d’azzardo e l’uso patologico degli strumenti digitali.
Meloni ha definito San Patrignano «una fabbrica di speranza e libertà». Secondo la premier, chi arriva nella comunità è chiamato a ricostruire gradualmente la propria esistenza, recuperando dignità e la possibilità di guardare al futuro.
Tre priorità per fermare le droghe
La prima linea d’azione riguarda le rotte marittime: circa l’80% delle droghe che entrano illegalmente in Europa viaggia via mare. Per questo l’obiettivo è rafforzare la sicurezza nei porti e coordinare la sorveglianza, tenendo conto anche degli strumenti sempre più sofisticati impiegati dai trafficanti.
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Il secondo fronte è economico. L’idea, ispirata al lavoro di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, consiste nel colpire i patrimoni costruiti con il narcotraffico attraverso sequestri, confische e una collaborazione finanziaria più stretta, compresi i circuiti legati alle criptovalute.
La terza direttrice comprende prevenzione, assistenza e percorsi di reinserimento. La premier ha spiegato che il mercato è cambiato rispetto all’epoca in cui Muccioli fondò San Patrignano: le sostanze sono più accessibili, costano meno e l’intelligenza artificiale può favorire la comparsa di nuove molecole.
I ragazzi al centro del messaggio
Nel suo intervento, Meloni ha citato la vicenda di Jessica, arrivata da Sassari dopo anni segnati dalla cocaina. A San Patrignano, ha raccontato, la giovane ha ritrovato la fiducia necessaria per realizzare il desiderio di diventare madre e per aiutare altri ragazzi a non affrontare lo stesso percorso.
Rivolgendosi agli ospiti della comunità, la presidente del Consiglio ha ricordato che ministri, funzionari ed esperti provenienti da diversi Paesi europei sono arrivati per conoscere la loro esperienza. «Dovete essere fieri di voi, perché siete diventati un esempio», ha detto Meloni.
La premier ha inoltre messo in guardia dall’idea di considerare alcune sostanze prive di rischi. Tra i problemi emergenti ha indicato i derivati della cannabis, le nuove droghe sintetiche e l’intreccio con la dipendenza dai social network e dal gioco d’azzardo: fenomeni che, secondo il governo, richiedono strumenti di prevenzione e cura aggiornati.
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