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Attualità 2 min di lettura39 min fa

Oleshky, l’appello di Leone XIV: tregua per salvare 2.000 civili

Nella città occupata di Kherson mancano viveri, energia e cure, mentre mine e droni lasciano vittime insepolte e impediscono ogni fuga sicura.

A Oleshky, sul fronte del Dnipro, circa 2.000 civili resistono da mesi in condizioni estreme. La città, nella regione di Kherson e sotto occupazione russa dal 2022, è ormai priva di rifornimenti regolari, servizi essenziali e assistenza medica adeguata. Proprio per permettere l’ingresso di aiuti e l’evacuazione della popolazione, papa Leone XIV ha chiesto a Vladimir Putin una tregua durante un colloquio telefonico.

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Una città svuotata dalla guerra

Prima dell’invasione Oleshky contava circa 24mila abitanti. Oggi ne rimane poco più del 10%, secondo le ricostruzioni e i reportage realizzati negli ultimi mesi: tra i residenti rimasti figurano soprattutto anziani, persone con disabilità, individui fragili e bambini.

Le Nazioni Unite hanno segnalato l’interruzione quasi totale delle consegne alimentari. L’ospedale locale opera a fatica e rischia di non avere più carburante per alimentare i generatori; nel frattempo acqua corrente, gas ed elettricità non sono disponibili. Molti morti, uccisi dagli attacchi dei droni o dalle mine, restano lungo le strade senza poter ricevere una sepoltura.


L’appello del Papa a Putin

La drammaticità della situazione è stata portata direttamente all’attenzione del presidente russo da Leone XIV. Il pontefice ha sollecitato una sospensione dei combattimenti per «consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile».

La richiesta riguarda una località distante appena otto chilometri da Kherson, collocata lungo un passaggio considerato tra i più pericolosi dell’area. Il Difensore civico ucraino per i diritti umani ha affermato che le proposte di Kiev per organizzare l’uscita in sicurezza degli abitanti non avrebbero ricevuto risposta da Mosca.

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Fame, mine e accuse incrociate

Per raggiungere Oleshky bisogna attraversare una zona disseminata di ordigni, dove numerose persone sono morte o hanno riportato ferite gravissime. Chi è rimasto racconta di aver affrontato l’ultima estate con una razione quotidiana ridotta a una tazza di riso o grano saraceno e a poche verdure, spesso da dividere con i familiari.

Secondo testimonianze raccolte sul posto, anche alcuni militari russi avrebbero cercato cibo tra gli abitanti, arrivando a minacciarli con le armi. Kiev sostiene di aver provato a inviare beni di prima necessità attraverso droni, ma accusa le forze russe di averli abbattuti e di essersi impossessate dei carichi, esercitando inoltre pressioni e violenze contro chi riusciva a procurarsi qualcosa.

Amnesty International riferisce che le due parti si attribuiscono reciprocamente la responsabilità della crisi. Le autorità russe, infatti, sostengono che l’emergenza dipenda dalle operazioni militari ucraine e accusano Kiev di mantenere il blocco della cittadina.

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