La moschea bruciata per i canti? Il video racconta un’altra storia
Le immagini non mostrano una moschea distrutta per le preghiere diffuse dagli altoparlanti, ma gli scontri di Southport alimentati da false informazioni.
Le immagini condivise online sembrano raccontare un attacco contro una moschea britannica, attribuito alla presunta esasperazione dei residenti per il richiamo alla preghiera islamica trasmesso cinque volte al giorno. In realtà, il filmato documenta gli scontri avvenuti a Southport il 30 luglio 2024, dopo la diffusione di false notizie sulla strage commessa il giorno precedente.
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Il filmato non mostra la moschea in fiamme
Nei post che accompagnano il video si sostiene che alcuni britannici abbiano dato fuoco a una moschea e l’abbiano devastata, mentre gli agenti tentavano di fermarli. Una seconda versione del messaggio presenta l’episodio come la reazione degli abitanti di un quartiere contrari ai canti religiosi trasmessi dagli altoparlanti.
Il confronto tra le immagini mostra però un’altra dinamica. Gli edifici visibili e la disposizione dei mezzi delle forze dell’ordine coincidono con le scene registrate durante le violenze di Southport e diffuse nel 2024. A bruciare, nelle riprese, è un furgone della polizia fermo sulla strada: non risulta invece che la moschea sia stata incendiata o rasa al suolo.
La falsa pista sull’aggressore
Gli scontri si verificarono dopo l’uccisione di tre bambine, accoltellate il 29 luglio durante una lezione di danza a Southport, località nei pressi di Liverpool. Sui social cominciò a circolare la voce infondata secondo cui il responsabile fosse un migrante musulmano chiamato Ali Al-Shakati.
Dopo una veglia inizialmente pacifica, il 30 luglio un gruppo ritenuto vicino all’English Defence League iniziò a scagliare oggetti contro la moschea di St Luke’s Road. La polizia del Merseyside riferì inoltre che gli agenti furono bersagliati con bottiglie e bidoni; durante gli incidenti venne dato alle fiamme un mezzo della polizia.
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Chi era il responsabile
L’autore della strage era Axel Rudakubana, che all’epoca aveva 17 anni. Nato a Cardiff da genitori ruandesi cristiani, era stato segnalato tre volte, tra il 2019 e il 2021, al programma governativo britannico per la prevenzione dell’estremismo, noto come Prevent.
Nel gennaio 2025 Rudakubana è stato condannato all’ergastolo, con un periodo minimo di 52 anni prima di poter chiedere la scarcerazione. Gli investigatori hanno escluso la matrice terroristica, spiegando che non era emerso un movente politico o religioso riconoscibile.
Il video, quindi, non dimostra che una moschea sia stata attaccata perché i residenti non tolleravano le preghiere dagli altoparlanti. Le immagini si riferiscono agli scontri di Southport, esplosi dopo la circolazione di informazioni false sull’identità e sulla religione dell’aggressore.
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