Oleshky, Calenda si ferma: digiuno per gli intrappolati
Il leader di Azione segue Pina Picierno nello sciopero della fame per attirare l’attenzione sulla crisi dei civili nella città occupata dalle forze russe.
A Oleshky migliaia di civili vivono senza rifornimenti regolari di alimenti e medicinali, mentre la fuga è resa pericolosa dalla presenza di mine. Per riportare la situazione al centro dell’attenzione internazionale, Carlo Calenda ha deciso di unirsi allo sciopero della fame già promosso da Pina Picierno.
Il leader di Azione ha annunciato sui social che avrebbe iniziato il digiuno il 21 ottobre 2026, fino alla mezzanotte. Nel suo messaggio ha ricordato che l’ultimo convoglio con beni essenziali ha raggiunto la città il 26 maggio.
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A Oleshky la fuga è quasi impossibile
La città ucraina si trova sotto occupazione russa e, secondo quanto riferito nell’appello, la popolazione è esposta a una doppia emergenza. Chi rimane rischia di non avere più cibo a sufficienza, mentre chi tenta di allontanarsi può finire su un ordigno lungo le strade minate.
Calenda ha descritto l’iniziativa come una forma di protesta pacifica e ha sottolineato la gravità delle condizioni in cui si trovano gli abitanti. «Chi resta rischia di morire di fame, chi prova a scappare rischia di saltare su una mina», ha scritto nel messaggio pubblicato su X.
Calenda rilancia l’appello alla diplomazia
L’adesione arriva dopo quella di Pina Picierno e punta a sollecitare una risposta internazionale alla crisi umanitaria. Calenda ha collegato la sua scelta al dibattito italiano sulla necessità di ricorrere alla diplomazia per affrontare la guerra in Ucraina.
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«In Italia c’è chi chiede ogni giorno “più diplomazia”. Questa è un’azione diplomatica. Vediamo quanti si uniranno», ha dichiarato il segretario di Azione, invitando altre persone a partecipare allo sciopero della fame.
Anche il Papa ha chiesto una tregua
La situazione di Oleshky era stata richiamata anche da Papa Leone, che aveva rivolto un appello a Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin. Il pontefice aveva chiesto di consentire una pausa nei combattimenti per permettere ai soccorritori di raggiungere i civili.
L’obiettivo indicato era creare le condizioni per l’ingresso degli aiuti e per l’assistenza alla popolazione bloccata. L’appello papale si inserisce così nella stessa richiesta rilanciata ora dall’iniziativa di Picierno e Calenda: garantire un intervento umanitario a favore degli abitanti della città.
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