Agricoltori senza ristori, Gadda sfida Lollobrigida: il nodo dei tir
La deputata di Italia Viva chiede un tavolo urgente per compensare le aziende danneggiate dai blocchi, mentre il ministro difende le risorse già mobilitate per il settore.
Il confronto tra governo e opposizione si concentra sui danni provocati alle imprese agricole dai camion fermi. Maria Chiara Gadda accusa il ministro Francesco Lollobrigida di non aver chiarito chi dovrà compensare le perdite già subite e sollecita un intervento immediato: «Non mi ha risposto alla domanda: chi ristora i danni che già ci sono stati per gli agricoltori, dati da questi blocchi delle ore trascorse?»
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Le risorse ci sono, ma non bastano
Durante il question time alla Camera, Lollobrigida ha ricordato gli stanziamenti destinati al comparto agricolo: 55,3 miliardi di euro nel periodo 2023-2025, contro i 36 miliardi messi in campo tra il 2020 e il 2022. Nel quadro delle misure citate dal ministro rientra anche un credito d’imposta del 20% sul carburante utilizzato dalle aziende agricole e dal settore della pesca, finanziato con 100 milioni di euro.
Il beneficio riguarda gli acquisti compiuti tra marzo e maggio 2026 e, secondo Italia Viva, non è stato esteso ai mesi seguenti. Lollobrigida ha annunciato che il governo fornirà «nelle prossime ore» indicazioni su altri possibili interventi. Ha inoltre richiamato Coltiva Italia, il piano che dovrebbe ottenere il via libera del Senato il 4 novembre e che prevede più di un miliardo di euro per l’agricoltura.
Gadda considera però insufficiente il richiamo ai fondi già previsti. La deputata chiede la convocazione urgente di un incontro al ministero dell’Agricoltura, senza attendere il tavolo fissato per il 27 ottobre tra Matteo Salvini e gli autotrasportatori, perché ogni ulteriore giorno di attesa potrebbe aggravare il conto per le imprese.
Lollobrigida attacca i promotori
Nel frattempo, la mobilitazione degli autotrasportatori continua a ostacolare la distribuzione nel Mezzogiorno. A margine dei lavori parlamentari, Lollobrigida ha rivolto un’accusa ai principali organizzatori della protesta: «Se ve li andate a studiare, anche qualche casellario giudiziario, verificherete che ci sono criticità anche di questa natura».
Il ministro ha precisato che eventuali precedenti non possono mettere in discussione il diritto di ogni cittadino a manifestare le proprie richieste. A suo giudizio, tuttavia, occorre separare le rivendicazioni legittime dalle iniziative che, secondo lui, vengono condotte in modo strumentale e finiscono per creare disagi alla collettività.
La presa di posizione arriva dopo il colloquio svolto il giorno precedente da Salvini con le associazioni di categoria. Per Lollobrigida, la prosecuzione del fermo dopo quell’incontro è difficile da comprendere. Sullo sfondo restano anche le segnalazioni provenienti dalla Campania, dove alcuni camionisti hanno denunciato il taglio degli pneumatici, l’ostruzione delle strade con copertoni e altri episodi destinati a impedire il passaggio dei mezzi.
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Merci bloccate e filiere in affanno
L’emergenza più immediata riguarda i prodotti deperibili rimasti sui camion. Il ministro ha parlato di grandi quantità di alimenti freschi e freschissimi che non riescono a raggiungere il Nord, con possibili ripercussioni anche sui consumatori e sulla disponibilità nei punti vendita.
Il rischio indicato da Lollobrigida è che la distribuzione, non trovando merce proveniente dalle regioni meridionali, si rivolga a fornitori stranieri. A suo avviso, frutta, verdura e altri prodotti italiani potrebbero essere sostituiti da approvvigionamenti provenienti da Spagna, Francia, Paesi Bassi o da Stati esterni all’Unione europea.
Per questo il ministro ha chiesto di ripristinare la circolazione delle merci e di «sbloccare l’Italia». Dopo l’incontro con Salvini, il Comitato dei trasportatori siciliani ha comunicato la fine del fermo; in Calabria e Campania, invece, alcune sigle hanno scelto di continuare la protesta almeno fino alla riunione del 27 ottobre. In Puglia è stata annunciata soltanto una riduzione parziale dei blocchi.
Il caro carburanti resta sul tavolo
Nel dibattito parlamentare Gadda ha collegato l’emergenza dei camion fermi alle difficoltà strutturali delle filiere agricole, dall’ortofrutta all’olio e al latte. Per descrivere la distanza tra i prezzi all’origine e quelli finali, ha ricordato il caso dei peperoni: agli agricoltori vengono riconosciuti, quando va bene, 0,91 euro al chilo, mentre nei negozi il consumatore può arrivare a pagarli 3,15 euro.
La deputata ha inoltre segnalato l’incertezza sulla ripresa degli approvvigionamenti. La domanda rivolta al governo riguarda quindi sia il sostegno contro il costo del carburante sia un piano straordinario per le aziende che hanno visto marcire o perdere valore le proprie merci durante i blocchi.
Lollobrigida ha risposto elencando gli interventi già finanziati e quelli allo studio, ma non ha indicato una misura specifica per i danni maturati nei giorni della protesta. È proprio su questo punto che Italia Viva insiste, chiedendo che il ministero apra subito un confronto con le imprese agricole coinvolte.
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