Brasile, l’ombra degli Stati Uniti sulla sfida Lula-Bolsonaro
Mauro Vieira contesta il coordinamento con Washington proposto da Flavio Bolsonaro e rimette agli elettori il giudizio su eventuali ingerenze
Mauro Vieira considera un segnale estremamente negativo l’ipotesi di affiancare agli organi di transizione brasiliani una struttura incaricata di raccordare il futuro governo con gli Stati Uniti. Secondo il ministro degli Esteri, il passaggio di consegne dovrebbe riguardare esclusivamente l’amministrazione uscente e quella subentrante.
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Vieira boccia il piano con Washington
La proposta è stata avanzata da Flavio Bolsonaro in vista di una possibile vittoria elettorale. Il senatore aveva indicato l’idea di creare un gruppo dedicato al coordinamento delle posizioni del nuovo esecutivo brasiliano con quelle statunitensi.
Vieira ha respinto l’impostazione senza attenuazioni: «Penso che sia pessimo». Nella sua lunga esperienza diplomatica, ha aggiunto, non avrebbe mai visto un altro Paese straniero coinvolto formalmente nella fase di avvicendamento tra due governi.
Il voto deciderà sull’ingerenza
Il ministro ha poi sostenuto che la valutazione su eventuali interferenze spetterà alla popolazione brasiliana. Saranno gli elettori, attraverso il voto, a stabilire quale modello politico intendano scegliere e quali iniziative debbano essere considerate una pressione esterna.
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La sfida contrappone il presidente Luiz Inacio Lula da Silva al senatore Flavio Bolsonaro. Vieira ha osservato che il risultato delle urne chiarirà anche come i cittadini interpretino il confine tra partecipazione internazionale e ingerenza.
L’accusa al fronte statunitense
Le dichiarazioni sono state rilasciate dal ministro in un’intervista a O Estado de S. Paulo. Vieira ha affermato che esponenti dell’amministrazione di Donald Trump avrebbero preso parte alla campagna elettorale brasiliana, assumendo pubblicamente una posizione.
A sostegno della sua ricostruzione, il capo della diplomazia di Brasilia ha richiamato la presenza di rappresentanti statunitensi in fotografie legate alla campagna e il dibattito su messaggi costruiti attraverso algoritmi manipolati. «Hanno partecipato, hanno preso posizione, si sono fatti fotografare», ha dichiarato, collegando il tema alle notizie circolate sulla possibile alterazione della comunicazione politica.
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