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Attualità 2 min di lettura4 ore fa

Non sei solo la carrozzina»: la svolta di Giulia Lamarca

Dall’incidente a 19 anni alla maternità, dai viaggi alla presenza sui social: Giulia Lamarca racconta come ha smesso di identificarsi soltanto nella disabilità.

Per anni Giulia Lamarca si è presentata agli altri come “la ragazza in carrozzina”. Oggi quella definizione non basta più a raccontare la sua identità: è moglie di Andrea Decarlini, madre di Sophie ed Ethan e una divulgatrice seguita da quasi un milione di persone su Instagram.

La domanda della figlia, che non riusciva a capire perché non potesse vedere la madre in piedi, le ha riaperto una ferita profonda. Lamarca ha raccontato che in quel momento le si è spezzato il cuore, perché ha avvertito con chiarezza quanto la carrozzina fosse diventata, agli occhi degli altri e forse anche ai suoi, il principale elemento attraverso cui veniva riconosciuta.


La frase che ha cambiato prospettiva

La svolta è arrivata dopo una conversazione apparentemente ordinaria con il suo parrucchiere. Lui le ha detto: “Giulia, ti riconosco dalla voce, non devi dirlo ogni volta”. Quelle parole l’hanno spinta a interrogarsi sul modo in cui continuava a definirsi prima ancora che lo facessero gli altri.

Da lì Lamarca ha iniziato a chiedersi se la disabilità fosse davvero l’unica parte capace di descriverla. Ha così riscoperto interessi, desideri e aspetti della propria personalità che per molto tempo aveva lasciato in secondo piano, comprendendo di avere ancora molte dimensioni da esplorare.


Viaggiare per riscrivere se stessa

Con Andrea e i loro figli, Giulia Lamarca ha visitato diversi Paesi e ha trasformato gli spostamenti in un’occasione per mettere in discussione idee consolidate. Nei suoi contenuti insiste su un concetto: non esiste un metodo unico per affrontare la vita, perché le possibilità sono “tremila diversi”.

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I luoghi visitati e quelli in cui ha abitato le hanno mostrato modelli differenti di famiglia, genitorialità e rapporto tra uomini e donne. Da queste esperienze ha scelto di portare nella propria quotidianità una visione più condivisa dei compiti familiari, con genitori chiamati a partecipare in modo più paritario.


Una femminilità senza esibizione

Un’altra riflessione è nata dal confronto con una sua seguace, che ha osservato come Lamarca parlasse di maternità e femminilità senza ricorrere continuamente alla sensualità. La donna l’ha descritta come “morbida”, un aggettivo che l’ha sorpresa e l’ha portata a ragionare sul rapporto tra corpo, immagine e rappresentazione femminile.

Secondo Lamarca, oggi il corpo e la sessualità vengono spesso usati per attirare attenzione, mentre lei sente di appartenere a un modello diverso. Ha citato come esempio alcune donne asiatiche: si prendono cura della propria forma fisica, ma senza considerare indispensabile mostrarsi, mantenendo un’immagine che lei definisce composta e ordinata.

Il messaggio che accompagna il suo racconto non riguarda quindi soltanto la disabilità. Attraverso la famiglia, i viaggi e il dialogo con chi la segue, Lamarca invita a non ridurre nessuno a una sola caratteristica: nemmeno se quella caratteristica è la prima cosa che gli altri notano.

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