Nobel 2026, scienza e diritti al centro: chi ha ricevuto i premi
Cinque riconoscimenti sono già stati annunciati: dalle neuroscienze all’Antartide, dalla chimica alla letteratura fino alla difesa dei diritti umani.
Il vero elemento ancora avvolto dal riserbo non riguarda soltanto i vincitori, ma anche tutto ciò che precede l’annuncio: le candidature al Nobel restano infatti coperte dal segreto per cinquant’anni. Nel frattempo, tra lunedì 5 e venerdì 9 ottobre, sono stati resi noti cinque dei sei riconoscimenti previsti per il 2026.
Le scelte hanno premiato risultati molto diversi: nuovi strumenti per studiare i neuroni, l’osservazione dei neutrini dallo spazio, una scoperta sulla struttura speculare delle molecole, una scrittrice capace di superare i confini dei generi e una lunga attività nel campo del diritto internazionale e dei diritti umani.
Il segreto pesa più delle previsioni
Le graduatorie pubblicate ogni anno da scommettitori, studiosi, critici e osservatori non hanno valore ufficiale. Una candidatura, infatti, indica soltanto che il nome è stato proposto da una persona autorizzata: non equivale all’inserimento in una lista ristretta né anticipa la decisione finale.
I comitati raccolgono le proposte, consultano specialisti e riducono gradualmente il numero dei candidati. Per la Letteratura, ad esempio, l’Accademia Svedese lavora su una rosa sempre più limitata prima di arrivare alla scelta definitiva. Documenti, valutazioni e discussioni vengono resi accessibili soltanto dopo mezzo secolo.
Cinque premi, sei categorie
Nel 2026 il Nobel per la Fisiologia o Medicina è andato a Karl Deisseroth, Peter Hegemann e Georg Nagel. Il riconoscimento riguarda l’optogenetica, una tecnica che consente di controllare specifiche cellule nervose attraverso la luce, così da capire con maggiore precisione il funzionamento dei circuiti cerebrali.
Francis Halzen ha ricevuto il Nobel per la Fisica grazie al contributo decisivo alla costruzione di IceCube, il gigantesco rivelatore collocato nei ghiacci dell’Antartide. L’impianto ha permesso di individuare neutrini di energia elevatissima arrivati dallo spazio, offrendo un nuovo metodo per osservare l’universo.
Per la Chimica sono stati premiati Henri B. Kagan e Kenso Soai. Le loro ricerche hanno chiarito i processi attraverso cui, in determinate reazioni, una forma speculare di una molecola può prevalere sull’altra. La distinzione è rilevante perché strutture che sembrano uguali, ma corrispondono alla mano destra e alla mano sinistra, possono produrre effetti biologici differenti.
Anne Carson, canadese, ha ottenuto il Nobel per la Letteratura per un’opera che fonde poesia, saggistica, traduzione, autobiografia e teatro. Nei suoi testi, spesso costruiti a partire dalla tradizione greca e latina, compaiono temi come amore, identità, desiderio e perdita. La motivazione ha valorizzato soprattutto il suo modo di superare le separazioni convenzionali tra i generi.
Il Nobel per la Pace è stato attribuito alla giurista sudafricana Navanethem “Navi” Pillay. Il riconoscimento riguarda decenni di impegno per il diritto internazionale, la tutela dei diritti fondamentali e la possibilità di perseguire genocidi, crimini bellici e crimini contro l’umanità.
A questi cinque premi si aggiunge quello per le scienze economiche, creato nel 1968 dalla Sveriges Riksbank in occasione dei suoi trecento anni. La denominazione completa è Premio della Banca di Svezia per le scienze economiche in memoria di Alfred Nobel: viene assegnato dalla Reale Accademia Svedese delle Scienze e ha lo stesso valore degli altri riconoscimenti.
Quanto vale il riconoscimento
Per il 2026 la somma destinata a ciascun premio ammonta a 12 milioni di corone svedesi, pari a 1,07 milioni di euro. Quando il riconoscimento viene attribuito a più persone, l’importo complessivo non aumenta: viene distribuito tra i vincitori.
Le cerimonie si svolgono il 10 dicembre, data della morte di Alfred Nobel, avvenuta nel 1896. Le premiazioni di Fisica, Chimica, Medicina, Letteratura ed Economia si tengono a Stoccolma; quella per la Pace è organizzata a Oslo.
Dalla dinamite alla Fondazione Nobel
Alfred Nobel fu chimico, ingegnere e imprenditore. La sua fortuna nacque dagli studi sulla nitroglicerina: nel 1867 riuscì a incorporarla in un materiale poroso, ottenendo una sostanza più stabile e facilmente utilizzabile. Da quella soluzione nacque la dinamite, seguita da altri brevetti e da una rete di fabbriche attive in diversi Paesi.
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Le sue invenzioni vennero impiegate soprattutto in miniere, ferrovie, gallerie e grandi opere. Al momento della morte Nobel possedeva oltre trecento brevetti ed era tra gli uomini più ricchi d’Europa.
Nel testamento, redatto un anno prima di morire, dispose che circa 31 milioni di corone dell’epoca fossero investiti. I rendimenti avrebbero dovuto finanziare ogni anno i premi destinati a chi avesse prodotto «il maggior beneficio all’umanità» nei cinque ambiti indicati: Fisica, Chimica, Medicina, Letteratura e Pace. Nobel stabilì inoltre che la nazionalità non dovesse influire sulla selezione.
Non avendo coniuge né discendenti, lasciò ai sei nipoti una somma complessiva equivalente, secondo le stime riportate, a circa 6,3 milioni di euro attuali. Hjalmar e Ludvig, figli del fratello Robert, ricevettero 200 mila corone ciascuno; Emanuel, figlio dell’altro fratello Ludvig, ne ottenne 300 mila. Mina, Ingeborg e Tyra ebbero invece 100 mila corone a testa.
La disposizione incontrò l’opposizione di alcuni familiari. Emanuel Nobel, industriale di primo piano in Russia, sostenne il rispetto delle volontà dello zio e contribuì a raggiungere un’intesa. Quattro anni di negoziati portarono alla nascita della Fondazione Nobel; i primi cinque premi furono consegnati nel 1901.
Chi decide e come funziona
La scelta non è affidata a una sola Accademia. L’Accademia Svedese, istituita nel 1786 da Gustavo III, si occupa di lingua e letteratura. La Reale Accademia Svedese delle Scienze, fondata nel 1739, seleziona invece i vincitori per Fisica e Chimica e sceglie anche il premio economico.
Per la Medicina decide l’Assemblea Nobel del Karolinska Institutet, formata da cinquanta professori. Il riconoscimento per la Pace è assegnato da un comitato norvegese composto da cinque persone indicate dal Parlamento norvegese.
La scelta della Norvegia fu prevista direttamente da Nobel. All’epoca i due Paesi erano uniti sotto la stessa monarchia, pur mantenendo istituzioni politiche distinte; il testamento non spiega però per quale ragione il fondatore abbia affidato proprio a un organismo norvegese il premio per la Pace.
Le autocandidature non sono ammesse. I nomi possono essere presentati da docenti di specifiche discipline, membri di accademie, vincitori delle passate edizioni, componenti dei comitati e, nel caso della Pace, parlamentari e altre categorie previste dalle regole.
Il meccanismo dietro l’optogenetica
Il cervello comprende decine di miliardi di neuroni collegati tra loro. Osservare l’attivazione di una regione durante un movimento o una reazione di paura non dimostra, da solo, che quelle cellule siano la causa del comportamento. L’optogenetica permette di intervenire in modo molto più mirato.
Hegemann e Nagel studiarono proteine sensibili alla luce presenti in alghe unicellulari. Tra queste c’è la channelrhodopsin, una sorta di varco che si apre quando viene illuminato e consente agli ioni di attraversare la membrana cellulare.
Deisseroth contribuì a trasformare quel principio in uno strumento per la ricerca neurologica. Inserendo il gene adatto in neuroni selezionati, gli studiosi possono renderli sensibili alla luce e attivarli o spegnerli con maggiore precisione, isolando così il loro ruolo nei complessi circuiti del cervello.
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