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Attualità 2 min di lettura3 ore fa

Debiti, fino a 180 giorni di tregua: cosa prevede la proposta FdI

La misura punta a proteggere famiglie e piccoli imprenditori in difficoltà, introducendo rimborsi legati al reddito e nuove garanzie nella liquidazione.

Per chi prova a risanare la propria situazione finanziaria potrebbe arrivare una finestra di protezione lunga fino a 180 giorni. La proposta depositata alla Camera da Letizia Giorgianni, deputata di Fratelli d’Italia, mira a modificare il Codice della crisi d’impresa senza cancellare i diritti dei creditori.

La tutela riguarderebbe le persone sovraindebitate impegnate a costruire un percorso di rientro. Il provvedimento avvia ora il suo esame a Montecitorio.


La tregua non scatterebbe da sola

Il blocco delle procedure esecutive non avrebbe carattere automatico. Prima sarebbero necessari il vaglio dell’organismo competente e l’intervento del giudice, chiamato a verificare la presenza delle condizioni previste.

Secondo Giorgianni, «i debiti si pagano, ma una difficoltà economica non può trasformarsi in una condanna a vita». La deputata sostiene inoltre che chi «sta seriamente cercando una soluzione» debba poter disporre del tempo indispensabile per predisporla.


Rimborsi calibrati sulle entrate

Tra le novità figura la possibilità di adottare piani di rimborso più adattabili alla reale capacità economica del debitore. Le rate verrebbero quindi rapportate al reddito, con l’obiettivo di rendere sostenibile il percorso di risanamento.

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La proposta amplia anche l’accesso alla ristrutturazione dei debiti del consumatore. Gli ex imprenditori e gli ex professionisti che abbiano chiuso l’attività da almeno sei mesi potrebbero utilizzare questo strumento, a determinate condizioni, anche per debiti maturati nello svolgimento della precedente attività.


Un’auto salvaguardata fino a 10mila euro

Nel procedimento di liquidazione il giudice potrebbe tenere fuori dalla procedura l’unica automobile posseduta dal debitore. La protezione sarebbe possibile soltanto se il veicolo avesse un valore non superiore a 10mila euro e risultasse necessario per lavorare, curarsi o accompagnare i figli a scuola.

Il testo interviene anche sulla documentazione da produrre, limitandola agli ultimi cinque anni. La relazione dell’organismo incaricato dovrebbe essere redatta entro 120 giorni, con l’eventualità di una proroga di 30 giorni.

Per la promotrice, la fissazione di scadenze precise serve a evitare che le garanzie previste restino inefficaci a causa dei tempi burocratici. Come ha osservato Giorgianni, «un diritto che arriva troppo tardi rischia, nei fatti, di diventare un diritto negato».

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