Neurologia, la sfida è anticipare i sintomi: cosa cambia
Dal riconoscimento dell’idrocefalo alle terapie genetiche, il congresso della Società italiana di neurologia mette insieme ricerca, prevenzione e voce dei pazienti
Un disturbo spesso confuso con l’invecchiamento può invece essere affrontato con un intervento capace di migliorare nettamente le condizioni del paziente. È il caso dell’idrocefalo normoteso, o Nph, che altera movimento, capacità cognitive e continenza, ma resta ancora poco riconosciuto e soggetto a errori diagnostici. Uno studio multicentrico italiano promosso dall’Università di Catania e sostenuto dalla Società internazionale per i disturbi del movimento ha coinvolto oltre 200 pazienti con Nph associato a parkinsonismo, con l’obiettivo di rendere più precisa l’identificazione della malattia attraverso biomarcatori, tecniche avanzate di neuroimmagine e strumenti di misurazione oggettiva.
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Diagnosi più precise per curare prima
L’idrocefalo normoteso rappresenta una delle rare forme di deterioramento motorio e cognitivo potenzialmente reversibili mediante un intervento neurochirurgico di derivazione del liquido cerebrospinale. I suoi segnali, però, possono essere scambiati per manifestazioni di patologie neurodegenerative o per normali conseguenze dell’età, ritardando l’accesso alle cure. Mario Zappia ha spiegato che la ricerca punta proprio a ridurre questi equivoci e a individuare criteri diagnostici più affidabili.
La stessa direzione riguarda l’impiego dei biomarcatori. Alessandro Padovani ha sottolineato: «Grazie ai biomarcatori stiamo passando da una medicina che interviene quando la malattia si è già manifestata a un approccio sempre più precoce, predittivo e personalizzato». Nella malattia di Alzheimer, la p-tau217 può essere rilevata anche con un prelievo di sangue e offre nuove possibilità per la diagnosi e il monitoraggio. Studi analoghi interessano Parkinson e sclerosi laterale amiotrofica, mentre proteomica, metabolomica e intelligenza artificiale potrebbero contribuire a riconoscere alterazioni biologiche prima dei sintomi.
Terapie che agiscono sull’origine
La ricerca neurologica sta cercando di superare un modello concentrato quasi esclusivamente sul controllo dei disturbi. Le terapie basate sull’Rna, la terapia genica, la modifica del patrimonio genetico e le strategie di immunoterapia cellulare, comprese le Car-T, mirano infatti ai meccanismi che provocano la malattia. Nicola De Stefano ha indicato nelle patologie del motoneurone, tra cui la Sla, uno degli ambiti in cui la medicina personalizzata sta modificando più profondamente l’approccio clinico.
Questi temi sono al centro del 56° Congresso della Società italiana di neurologia, ospitato dal 24 al 27 ottobre alla Fortezza da Basso di Firenze. L’appuntamento riunisce più di 2.700 neurologi, neuroscienziati e altri professionisti della salute, con 1.280 contributi tra presentazioni orali e poster, oltre a sessioni plenarie, laboratori, lezioni magistrali e 13 corsi di aggiornamento Ecm.
La prevenzione entra nelle piazze
Il congresso dedica spazio anche alla protezione della salute cerebrale prima della comparsa dei sintomi. La Società italiana di neurologia, insieme alla Croce Rossa Italiana e alla Fondazione Aletheia, ha avviato una campagna nazionale con materiali informativi, formazione per i volontari e iniziative in 100 piazze italiane tra novembre e dicembre 2026. Nel 2027 sono previste ulteriori attività sul territorio.
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Cristina Tassorelli ha spiegato: «Una parte rilevante del rischio associato a molte patologie neurologiche può essere prevenuta attraverso interventi precoci sui fattori di rischio modificabili e la promozione di corretti stili di vita». La campagna punta quindi a diffondere informazioni fondate su prove scientifiche, limitare la disinformazione e ridurre le differenze nell’accesso alle conoscenze sulla prevenzione.
Pazienti e associazioni fanno rete
Per la prima volta, all’interno del congresso nazionale si sono svolti gli Stati generali delle associazioni delle persone con malattie neurologiche. Il confronto ha riunito realtà impegnate su patologie differenti, mettendo in relazione l’esperienza quotidiana dei pazienti con le competenze cliniche e di ricerca. Il percorso vuole anche superare la frammentazione associativa e arrivare a una piattaforma comune da presentare alle istituzioni.
Durante l’incontro è stato illustrato un Manifesto unitario articolato in 10 punti, destinato a rafforzare la Strategia italiana per la salute del cervello. Tra le richieste figurano un Piano nazionale dedicato, maggiore alfabetizzazione neurologica, assistenza uniforme tra le diverse aree del Paese, continuità tra ospedale e territorio, accesso più equo alle innovazioni e finanziamenti per la ricerca. Il documento chiede inoltre un coinvolgimento stabile delle associazioni e delle persone che assistono i malati nella programmazione dei servizi.
Un’emergenza sanitaria globale
Secondo la Società italiana di neurologia, le malattie del sistema nervoso sono oggi la prima causa mondiale di disabilità e la seconda di morte. In Italia l’emicrania riguarda oltre 7 milioni di persone, i disturbi del sonno circa 12 milioni e il declino cognitivo o la demenza più di 2 milioni di cittadini.
Mario Zappia ha definito la partecipazione al congresso e il numero dei contributi scientifici una conferma del ruolo della manifestazione nel sostenere l’innovazione e il dialogo tra ricercatori, istituzioni, pazienti e persone che li assistono. Il Manifesto, ha aggiunto, non rappresenta un punto d’arrivo, ma la base per trasformare priorità condivise in politiche sanitarie più coordinate ed eque.
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