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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

In Texas il voto può cambiare tutto: la sfida di Talarico a Paxton

Il 37enne democratico, sostenuto anche da Neil Bush, prova a conquistare un seggio in uno Stato repubblicano da oltre trent’anni mentre Trump si mobilita per fermarlo.

Un appoggio arrivato da una delle famiglie simbolo del conservatorismo texano ha dato ulteriore visibilità alla candidatura di James Talarico. Neil Bush, fratello dell’ex presidente George W. Bush e figlio di George H.W. Bush, ha infatti dichiarato di aver votato in anticipo per il democratico, prendendo le distanze da Ken Paxton, il repubblicano appoggiato da Donald Trump.

La corsa resta aperta e i sondaggi mostrano un margine contenuto: alcune rilevazioni attribuiscono a Talarico un vantaggio di 5 punti percentuali, altre lo collocano avanti di 2, 3 o 4 punti. Se riuscisse a prevalere, il risultato interromperebbe una lunga serie negativa per i democratici, che in Texas non conquistano un’elezione nazionale da oltre tre decenni.

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Talarico sfida il modello trumpiano

Trentasette anni, texano da otto generazioni, Talarico ha alle spalle un’esperienza da insegnante di scuola media e una formazione da seminarista presbiteriano. La sua campagna insiste su famiglia, comunità e fede, temi che cercano di parlare anche a elettori lontani dall’identità tradizionale del Partito democratico.

Il candidato punta a presentarsi come una figura capace di superare i confini dei partiti. «In queste elezioni non c’entra il partito democratico o il partito repubblicano, è una cosa più grande, queste elezioni devono puntare alla visione di quello che il nostro stato può essere», ha affermato durante uno degli ultimi comizi. La strategia ha attirato democratici di orientamenti diversi e alcuni repubblicani insoddisfatti per il costo della vita, il prezzo della benzina e la diffusione dei centri dati destinati all’intelligenza artificiale.

Trump, invece, lo ha attaccato più volte, arrivando a chiamarlo «Tala-freak-o» e a descriverlo come un vegano distante dall’immagine convenzionale del Texas. Il presidente e i suoi alleati lo accusano inoltre di mascherare posizioni estremiste dietro un linguaggio moderato.


Paxton paga le divisioni repubblicane

La candidatura di Ken Paxton è nata anche dallo scontro interno al Partito repubblicano. Trump lo ha sostenuto con decisione alle primarie, favorendo la sua vittoria contro John Cornyn, senatore al quarto mandato che il presidente considerava infedele.

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Paxton, già procuratore generale del Texas, è però una delle figure più contestate della politica statale. Le sue difficoltà sono aumentate dopo che la moglie Angela, anch’essa esponente repubblicana, ha chiesto il divorzio nell’estate del 2025 accusandolo di adulterio con riferimenti biblici. In seguito, pur invitando le elettrici a votare per i candidati repubblicani nonostante le loro debolezze, ha contribuito a mantenere il caso al centro dell’attenzione.

Anche esponenti dell’antico apparato conservatore texano hanno mostrato freddezza verso Paxton. Karl Rove, per anni stratega di primo piano del partito, lo ha criticato pubblicamente. George W. Bush non ha espresso un sostegno ufficiale a Talarico, ma avrebbe escluso Paxton da una raccolta di fondi dedicata ai candidati repubblicani per il Senato.


La macchina dei finanziatori contro Talarico

A favore di Paxton resta una disponibilità economica nettamente superiore. Elon Musk è tra i principali sostenitori della campagna repubblicana, che nelle settimane decisive può spendere circa il triplo rispetto a quella democratica.

Le stime indicano che, sommando primarie ed elezioni generali, l’operazione potrebbe arrivare a 380 milioni di dollari. È una cifra eccezionale per una competizione senatoriale in uno Stato considerato da lungo tempo una roccaforte repubblicana.

Talarico prova a contrapporre a questa forza finanziaria un messaggio rivolto agli elettori delusi dai partiti. Il suo programma promette dal Senato di Washington «la lotta contro i finanziatori mega miliardari e i politici burattini che hanno preso il controllo del Texas». Neil Bush ha motivato il proprio voto anticipato dicendosi «profondamente preoccupato» per la condotta di Paxton e «enormemente impressionato» dai principi pragmatici del democratico.

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