Zarathustra Style, la sfida di Fibra e Neffa alle regole del rap
Ventitré brani, nessun ospite e una produzione senza compromessi: il progetto nasce dal confronto tra due generazioni della scena italiana.
Ventitré tracce, nessuna collaborazione e un’unica direzione sonora. Con «Zarathustra Style», Fabri Fibra e Neffa hanno scelto di allontanarsi dalle formule più prevedibili del mercato, costruendo un album personale e ambizioso che mette al centro il loro rapporto artistico.
Il progetto è nato quasi per caso, dalla vicinanza tra i due a Milano, ma si è trasformato rapidamente in una prova di libertà creativa. La casa discografica avrebbe preferito ridurre il numero dei brani e orientare il lavoro verso le tendenze del momento; i rapper, invece, hanno difeso l’impostazione iniziale e hanno mantenuto intatta la natura del disco.
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Un album nato senza formule
L’idea ha preso forma quando Neffa si è trasferito nello stesso quartiere di Fibra. Da quell’occasione è partita una serie di confronti musicali, sostenuti da molte idee rimaste a lungo in attesa. Quando sono arrivate le basi giuste, il lavoro è entrato nel vivo.
Fabri Fibra ha raccontato di aver percepito il progetto come una missione, mentre Neffa ha spiegato che nei primi mesi non esisteva ancora un piano definito. La priorità era scavare nelle proprie esperienze e lasciare che la musica trovasse spontaneamente la propria forma, senza affidarsi a regole prestabilite.
Dopo i primi cinque o sei pezzi, però, i due hanno fissato alcuni principi precisi: nessun ospite, produzione interamente affidata a Neffa e registrazioni da proseguire fino all’esaurimento delle idee. «Volevamo fare un disco radicale e contro», ha detto Fibra parlando del senso del progetto e della volontà di misurarsi con l’industria, con le proprie insicurezze e con il passare del tempo.
La produzione resta volutamente ruvida
Neffa ha costruito il suono partendo dall’improvvisazione e dall’accettazione dell’imprevisto. Rumori, imperfezioni e intuizioni nate davanti al microfono sono entrati nei brani quando contribuivano all’identità del pezzo, senza il tentativo di rendere tutto più levigato o immediatamente accessibile.
Il produttore ha trovato in Fibra un compagno disposto ad assecondare questa scelta estetica. Il risultato è una base sonora omogenea, ma non convenzionale, nella quale la componente più aspra diventa parte integrante del carattere dell’album.
Secondo Fibra, l’approccio di Neffa alla produzione conserva una dimensione intellettuale e quasi narrativa: le musiche non fanno soltanto da sfondo alle strofe, ma suggeriscono immagini, atmosfere e percorsi. Per questo «Zarathustra Style» si distingue sia dai lavori più recenti dei due artisti sia dalle direzioni prevalenti del rap contemporaneo.
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Due carriere dentro lo stesso disco
La collaborazione possiede anche un valore storico. Neffa aveva prodotto «Turbe Giovanili», il primo album di Fibra, e il nuovo progetto riapre quel dialogo dopo anni di percorsi separati, dischi, concerti ed esperienze diverse.
Fibra descrive la propria scrittura come più spigolosa e quella di Neffa come maggiormente legata alle immagini. Da questa differenza è nata una competizione creativa che ha dato ulteriore energia alle registrazioni, trasformando il confronto in uno degli elementi centrali dell’album.
Il rapper ha inoltre sostenuto che l’età non dovrebbe diventare un criterio per stabilire chi possa ancora praticare il rap. A suo giudizio, la maturità amplia gli argomenti disponibili e consente di affrontare temi che non dipendono più dalle classifiche o dalle mode del momento.
Neffa e il dubbio sull’età
Per Neffa il ritorno al rap è stato preceduto da una lunga riflessione. Essendo tra gli artisti più anziani della scena italiana a praticare ancora il genere, si è chiesto se il proprio stile potesse apparire superato. Un commento che definiva il suo rap «anacronistico» lo ha colpito, spingendolo a confrontarsi con DeeMo, uno dei fondatori dei Sangue Misto.
La risposta ricevuta è diventata una possibile chiave di lettura del suo percorso: «Il tuo rap è una calligrafia». Neffa ha spiegato di riconoscersi in quella definizione, perché considera il proprio modo di rappare una forma personale di scrittura, non un modello legato a una determinata stagione musicale.
Fibra ha invece difeso la continuità del proprio percorso e quella degli artisti capaci di restare credibili nel tempo. Il punto, secondo lui, non è l’età anagrafica, ma la presenza di un’energia autentica: chi possiede ancora quella spinta può continuare a esibirsi e a creare, indipendentemente dal giudizio del mercato.
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