Netanyahu, l’allarme sul 7 ottobre torna al centro: cosa sapeva Israele
Un nuovo avvertimento egiziano sarebbe arrivato poco prima dell’attacco di Hamas, mentre Netanyahu vola negli Emirati e Trump parla della guerra in Iran.
Il ruolo degli avvertimenti ricevuti da Israele prima dell’attacco del 7 ottobre 2023 torna al centro del dibattito. Secondo una ricostruzione rilanciata dai media israeliani, l’intelligence egiziana avrebbe contattato direttamente l’ufficio di Benjamin Netanyahu dopo due precedenti segnalazioni rimaste senza seguito.
L’ultimo allarme arrivò a ridosso dell’attacco
Abbas Kamel, responsabile dei servizi segreti egiziani, avrebbe telefonato al primo ministro israeliano nei primi giorni di ottobre per riferire di segnali considerati indicativi di un’imminente offensiva dalla Striscia di Gaza. La comunicazione si sarebbe aggiunta ad almeno due avvisi già trasmessi in precedenza dal Cairo.
Una fonte citata nella ricostruzione sostiene che gli allarmi egiziani proseguirono fino a quasi 48 ore prima dell’azione di Hamas. Il contatto diretto con Netanyahu avrebbe quindi rappresentato l’ultimo passaggio di una serie di segnalazioni, che secondo quanto riferito non impedirono l’attacco del 7 ottobre.
Netanyahu tra Abu Dhabi e Israele
Nel frattempo, il premier israeliano è stato ad Abu Dhabi per un colloquio con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, bin Zayed. Netanyahu avrebbe raggiunto gli Emirati a bordo di un jet privato e sarebbe tornato in Israele nella stessa serata.
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L’incontro non è stato accompagnato da informazioni ufficiali sui contenuti. L’ufficio del primo ministro ha scelto infatti di non commentare né fornire dettagli sul faccia a faccia, confermato da due fonti secondo i media israeliani.
Trump: la guerra finirà presto
Da Chicago, Donald Trump ha espresso invece ottimismo sull’andamento del conflitto con l’Iran. Intervistato da Fox News a margine della President’s Cup, ospitata al Medinah Country Club, il presidente americano ha dichiarato: «Credo che vinceremo la guerra molto presto».
Trump ha collegato il possibile successo degli Stati Uniti alla combinazione tra pressione economica e operazioni militari. A suo giudizio, la conclusione del conflitto potrebbe inoltre favorire una riduzione dei prezzi del petrolio.
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