Netanyahu, il viaggio ad Abu Dhabi riaccende il caso 7 ottobre
Il premier israeliano respinge gli avvertimenti attribuiti a Emirati ed Egitto e accusa l’ex capo dello Shin Bet Ronen Bar di non aver agito in tempo.
Un viaggio riservato ad Abu Dhabi, durato appena poche ore, riporta al centro della scena le domande sulla vigilia dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Benjamin Netanyahu conferma di essere stato negli Emirati Arabi Uniti, ma nega che la missione sia servita a ottenere sostegno contro le ricostruzioni secondo cui sarebbe stato avvertito in anticipo della strage.
La vicenda torna a pesare sul premier proprio mentre il suo futuro politico è al centro di uno scontro acceso. Alle indiscrezioni sugli avvisi ricevuti da Emirati ed Egitto, Netanyahu ha risposto rilanciando le responsabilità sull’ex direttore dello Shin Bet Ronen Bar.
La missione riservata ad Abu Dhabi
La trasferta è stata rivelata da una televisione israeliana: Netanyahu avrebbe raggiunto Abu Dhabi domenica a bordo di un aereo privato, rimanendo nella capitale per circa quattro ore. Secondo le ricostruzioni circolate, il premier avrebbe incontrato Mohammed bin Zayed e forse altri esponenti arabi, anche se i contenuti dei colloqui non sono stati resi pubblici.
L’Associated Press ha riferito che Netanyahu avrebbe chiesto al presidente emiratino di sostenerlo e di respingere come infamanti le accuse pubblicate da Haaretz. Il premier ha negato questa versione, pur confermando la visita. Una nota ufficiale ha spiegato che l’incontro era dedicato ai rapporti bilaterali e alle crisi regionali; con Netanyahu hanno viaggiato anche la moglie, il capo del Consiglio di sicurezza nazionale, il direttore del Mossad, il segretario militare e il consigliere politico. Anche gli Emirati hanno confermato l’incontro e fornito una ricostruzione analoga.
Gli avvertimenti prima della strage
A riaprire il caso erano state, a inizio settembre, le rivelazioni di due giornalisti di Haaretz. Il presidente degli Emirati Mohammed bin Zayed avrebbe avvertito Netanyahu, dieci giorni prima dell’attacco, che Hamas stava preparando una grande operazione contro Israele. Il governo israeliano ha smentito il contenuto dell’articolo e ha annunciato un’azione legale contro gli autori.
Successivamente, articoli pubblicati da The Atlantic e dal Wall Street Journal hanno indicato un possibile avviso arrivato anche da Abbas Kamel, allora alla guida dei servizi d’intelligence egiziani. L’ufficio del primo ministro ha respinto con decisione anche questa ricostruzione e ha minacciato una querela. In un messaggio diffuso sui social, Netanyahu ha sostenuto che prima del 7 ottobre non avrebbe incontrato né sentito Kamel e che nessun esponente dell’intelligence israeliana gli avrebbe trasmesso un allarme proveniente dall’Egitto.
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Netanyahu punta il dito su Ronen Bar
La difesa del premier non si è fermata alla negazione degli avvertimenti. Netanyahu ha accusato Ronen Bar di aver conosciuto i segnali che indicavano un possibile attacco di vasta portata e di non aver adottato le misure necessarie. Secondo la sua versione, nella notte del 7 ottobre Bar avrebbe parlato con l’allora capo di stato maggiore Herzi Halevi e con il responsabile dell’intelligence militare, Aharon Haliva, senza informare il primo ministro, allertare le unità operative o disporre l’evacuazione del festival Nova.
Netanyahu ha inoltre criticato la decisione di inviare soltanto una squadra ridotta di Tequila, unità antiterrorismo d’élite. A suo giudizio, quella scelta dimostrerebbe che Bar era consapevole dell’esistenza di un pericolo concreto. Il premier ha poi collegato le accuse contro di lui a un presunto complotto internazionale, sostenendo che Stati stranieri e Paesi arabi ostili mirerebbero a rovesciare il suo governo e a favorire una coalizione disposta a ritirarsi da Gaza, Libano, Siria e Giudea e Samaria, oltre a sostenere la nascita di uno Stato palestinese.
La replica dell’ex direttore
Ronen Bar, rimosso dall’incarico dal governo nel marzo 2025, ha annunciato l’intenzione di denunciare Netanyahu per diffamazione. L’ex capo dello Shin Bet ha chiesto che siano resi pubblici documenti e testimonianze relativi alle informazioni trasmesse al premier prima dell’attacco.
Bar sostiene infatti di aver avvertito Netanyahu dell’arrivo di una catastrofe imminente e di dimensioni molto ampie. Il confronto tra i due resta così legato alla domanda principale che continua a dividere l’opinione pubblica israeliana: che cosa sapessero davvero i vertici politici e della sicurezza e quali decisioni avrebbero potuto impedire o limitare l’offensiva di Hamas.
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