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Attualità 1 min di lettura38 min fa

Cuba, due anni senza carcere per Anna Bensi e sua madre

La creator e Caridad Silvente dovranno rispettare restrizioni dopo aver pubblicato le immagini di un funzionario del Minint in borghese

«Non siamo criminali, stiamo solo esprimendo attraverso uno schermo ciò che pensiamo». Anna Sofía Benítez Silvente lo aveva affermato prima dell'udienza, parlando alla stampa straniera. La giovane, conosciuta sui social come Anna Bensi, ha sempre sostenuto di non aver commesso un reato insieme alla madre Caridad Silvente.


Dubbi sulla norma applicata

L'organizzazione Cubalex ha messo in discussione il fondamento dell'accusa. Secondo il gruppo, l'articolo 393 del Codice penale cubano non dovrebbe essere invocato quando la registrazione riguarda un pubblico ufficiale impegnato nell'esercizio delle proprie funzioni.

La contestazione riguarda un filmato realizzato durante un incontro avvenuto nell'abitazione delle due donne. Le immagini, poi condivise in rete, mostravano un rappresentante del Ministero dell'Interno in abiti civili.


La sentenza impone forti vincoli

Il tribunale comunale dell'Avana Est ha stabilito per entrambe due anni di limitazione della libertà. La misura non prevede la detenzione, ma include diversi obblighi e impedisce anche di uscire da Cuba.

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Benítez ha definito il verdetto «un'ingiustizia» al termine di una giornata segnata da una massiccia presenza delle forze di sicurezza nei pressi del palazzo di giustizia. All'esterno si erano riunite decine di persone per manifestare sostegno alle imputate.


Dal video all'aula di tribunale

La vicenda era cominciata il 10 marzo, quando Yoel Leodán Rabaza Ramos si era recato in borghese presso la casa della famiglia, nella periferia dell'Avana. L'agente doveva consegnare una convocazione della Sicurezza dello Stato; durante la visita, madre e figlia avevano ripreso la scena e ne avevano diffuso il contenuto sui social.

L'iniziativa aveva portato alla denuncia presentata da Rabaza Ramos, che accusava le due donne di aver violato la sua privacy e il diritto alla propria immagine. Il procedimento giudiziario, avviato a luglio, si è concluso dopo un'udienza durata più di quattro ore.

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