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Attualità 3 min di lettura37 min fa

Morbillo, l’allarme dall’Italia: basta poco per riaccendere i focolai

I casi italiani aumentano e la seconda dose resta lontana dalla soglia di sicurezza, mentre uno studio sulla Florida misura il rischio di epidemie devastanti

In Italia il morbillo torna a circolare con maggiore intensità: nei primi cinque mesi del 2026 sono state registrate 472 infezioni confermate, contro le 322 dello stesso periodo del 2025. L’aumento è del 47% e si accompagna a una vulnerabilità particolarmente evidente tra chi non ha completato il ciclo vaccinale.

La prima dose raggiunge quasi il 95% dei bambini, ma la copertura della seconda, in età prescolare, si ferma all’84%. Una distanza significativa rispetto al livello considerato necessario per interrompere la trasmissione del virus. «Ridurre le coperture vaccinali contro il morbillo può aprire la strada a epidemie molto estese», avverte Ivan Gentile, ordinario di Malattie Infettive all’Università Federico II di Napoli.


La seconda dose resta il punto debole

I dati del 2026 mostrano anche un altro elemento: l’età mediana delle persone contagiate è di 30 anni. Tra i pazienti per i quali era disponibile l’informazione sullo stato vaccinale, oltre il 90% non risultava immunizzato.

Secondo Gentile, quindi, non basta concentrarsi sui bambini. È necessario individuare e proteggere anche gli adulti privi di immunità, verificando con il medico o con i centri vaccinali l’eventuale necessità di recuperare le dosi mancanti. Il morbillo può infatti provocare complicanze come polmonite ed encefalite e, nei casi più gravi, condurre alla morte.


Florida, il modello che preoccupa

Il rischio è stato analizzato da uno studio realizzato da matematici dell’Università del Maryland, che hanno utilizzato i dati del focolaio verificatosi in Texas nel 2025 per simulare diversi scenari demografici e di contatto in Florida. L’ipotesi considerata è la cancellazione dell’obbligo del vaccino contro morbillo, parotite e rosolia per l’accesso alla scuola.

Le proiezioni indicano che anche una diminuzione contenuta delle vaccinazioni infantili potrebbe far scendere rapidamente l’immunità collettiva. In quello scenario, gli Stati Uniti rischierebbero la più ampia epidemia di morbillo degli ultimi 500 anni, con un numero di decessi tra i bambini mai osservato dall’epoca precedente alla disponibilità dei vaccini.

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Perché i bambini sono decisivi

Alice Oveson, prima autrice della ricerca, spiega che vaccinare un bambino riduce la trasmissione circa tre volte più di quanto accada vaccinando un adulto. La ragione è legata alla fitta rete di rapporti quotidiani dei più piccoli, che trascorrono molto tempo a stretto contatto tra loro a scuola e nelle attività di gruppo.

Il modello evidenzia così un effetto non proporzionale: una flessione limitata della copertura può produrre focolai molto più grandi. Gentile considera lo scenario statunitense una proiezione, ma sottolinea che il messaggio riguarda anche l’Italia: con un agente infettivo così contagioso, arretramenti modesti possono trasformarsi in conseguenze rilevanti.


L’obbligo e la protezione dei fragili

Per l’infettivologo, eliminare l’obbligo vaccinale in Italia sarebbe una scelta sbagliata dal punto di vista della sanità pubblica, soprattutto mentre la copertura della seconda dose resta insufficiente. La misura, ha aggiunto, deve essere sostenuta da servizi facilmente accessibili, comunicazione comprensibile e confronto costante con le famiglie.

La vaccinazione protegge anche chi non può riceverla per motivi clinici. Gentile cita il caso di un bambino affetto da leucemia: non potendo essere immunizzato contro il morbillo, dipende dalla mancata circolazione del virus garantita da una copertura molto elevata nella popolazione. «Proteggere se stessi significa anche proteggere i neonati e le persone fragili che non possono vaccinarsi», ricorda.

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