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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Morbillo, cinque morti in Pennsylvania: New York corre ai ripari

Nel 2026 lo Stato di New York ha già registrato 108 contagi e ora amplia la rete dei vaccinatori nelle aree rurali più colpite.

Cinque persone non vaccinate sono morte in Pennsylvania, mentre nello Stato di New York i contagi hanno raggiunto quota 108. L’emergenza sanitaria si estende così a diverse comunità statunitensi e spinge le autorità a rafforzare la risposta contro una malattia che sembrava ampiamente controllata.


Pennsylvania, il bilancio continua a salire

In Pennsylvania si contano quasi mille casi di morbillo e circa 176 ricoveri. Le autorità sanitarie hanno comunicato la morte di cinque persone non vaccinate; tra le vittime collegate alla malattia vengono indicati anche due neonati, un diciottenne e una donna di 40 anni della contea di Jefferson.

Lo Stato ha inoltre segnalato almeno sei bambini nati con morbillo congenito. Il dato si inserisce in un quadro nazionale particolarmente grave: negli Stati Uniti i casi sfiorano quota 3.900, secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, facendo del 2026 l’anno peggiore dal 1991 per la diffusione dell’infezione.


New York dichiara l’emergenza

La governatrice Kathy Hochul ha proclamato lo stato di emergenza dopo l’impennata dei contagi nello Stato di New York. È la prima decisione di questo tipo adottata da uno Stato americano da quando, nel 2025, la curva epidemiologica ha iniziato a crescere rapidamente. Il provvedimento resterà in vigore fino al 4 novembre.

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Il decreto esecutivo registra 108 infezioni fino al 3 ottobre. Ben 92 sono state individuate tra il 15 luglio e il 3 ottobre, soprattutto in comunità rurali caratterizzate da una bassa adesione alla vaccinazione; nella città di New York i casi sono invece sette.


Più vaccinatori nelle aree rurali

Per contenere la trasmissione, lo Stato ha ampliato il numero delle categorie sanitarie autorizzate a somministrare il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia. La misura punta in particolare alle zone rurali, dove la copertura immunitaria più ridotta ha favorito la crescita dei focolai.

Dalla metà di luglio i dipartimenti sanitari locali hanno distribuito oltre mille dosi nelle comunità interessate. Hochul ha difeso l’intervento con una dichiarazione netta: «Nessuno dovrebbe ammalarsi gravemente o morire a causa di una malattia prevenibile con il vaccino».

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