1.092notizie oggi Scopri i vantaggi
Attualità 3 min di lettura59 min fa

Milano, la pista russa scuote il governo: ora indaga il Copasir

Nei dossier dell’intelligence sarebbero emersi messaggi partiti dalla Russia per alimentare le proteste, mentre maggioranza e opposizione chiedono verifiche istituzionali

La possibilità che gli scontri avvenuti a Milano siano stati alimentati dall’estero è entrata al centro delle valutazioni del governo. Nei documenti esaminati durante il vertice sull’ordine pubblico sono stati raccolti elementi che, secondo fonti vicine all’indagine, collegherebbero alcuni messaggi diffusi online al territorio russo.

La pista non dimostra però da sola che le comunicazioni abbiano provocato le azioni violente del fine settimana. Il dato ha comunque spinto l’esecutivo a considerare l’ipotesi di una campagna riconducibile alla cosiddetta guerra ibrida, mentre le opposizioni chiedono che le informazioni vengano portate in Parlamento.

Offerta del giorno21 ottobre

GioiaPura

-15% su tutto da GioiaPura

Scade tra 71 giorni
*********


La provenienza dei messaggi resta il nodo

L’attenzione degli investigatori si è concentrata su post, messaggi e comunicazioni circolati sui social e nelle chat, compresa Telegram, durante la mobilitazione di sabato. In diversi casi, la ricostruzione svolta dall’intelligence avrebbe indicato indirizzi collegati alla Russia come punto di origine degli inviti a partecipare ad azioni violente.

Gli autori e le identità digitali sarebbero stati protetti da sistemi complessi. L’impiego di reti private virtuali, utilizzate per mascherare l’indirizzo informatico degli utenti, avrebbe reso più difficile individuare i responsabili. Secondo gli analisti, inoltre, la gestione di quei profili sarebbe difficilmente attribuibile a ragazzi privi di competenze informatiche avanzate.


Il governo rivede le prime cautele

Giorgia Meloni ha richiamato il tema nel video con cui ha annunciato il settimo decreto sicurezza del suo mandato, il terzo rivolto in particolare ai minorenni. Per la presidente del Consiglio, gli elementi contenuti nei dossier sono sufficienti a considerare credibile l’ipotesi di un intervento esterno, pur restando da chiarire il suo effettivo peso nell’escalation.

Anche Matteo Piantedosi, inizialmente più prudente, ha ammesso che la vicenda presenta aspetti ancora oscuri. Il ministro dell’Interno ha detto: «Qualcosa non torna, stiamo indagando». Le verifiche dovranno stabilire se i messaggi abbiano avuto un ruolo concreto nell’organizzazione delle violenze oppure se siano stati diffusi senza riuscire a incidere realmente sulle piazze.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.


Gli organizzatori respingono l’accusa

Gli attivisti di Italia in piazza, il gruppo pubblico apparso più presente nella fase di mobilitazione, negano qualsiasi rapporto con soggetti stranieri. Hanno anche condannato gli episodi violenti e ricordato che le manifestazioni erano state richieste formalmente alle questure da esponenti del movimento.

Alcune iniziative autorizzate sono poi degenerate negli scontri registrati a Milano. Questo elemento, secondo gli organizzatori, confermerebbe la natura interna delle proteste; per il governo, invece, non esclude che i canali digitali possano essere stati utilizzati da soggetti esterni per esasperare la situazione.


Schlein chiede spiegazioni in Parlamento

Elly Schlein ha sollecitato Guido Crosetto a riferire alle Camere sulle informazioni in possesso della Difesa. La segretaria del Partito Democratico ha sostenuto che la circolazione di contenuti capaci di diffondere paura rappresenti una minaccia nuova e che i parlamentari debbano essere informati se esistono elementi concreti.

Crosetto ha ribadito la propria lettura, sostenendo che i fatti di Milano e di altre città italiane segnino un fenomeno diverso rispetto alle tensioni del passato. A suo giudizio, strumenti come TikTok, i social e YouTube possono diventare veicoli di una guerra ibrida condotta attraverso modalità non convenzionali.

Per fare chiarezza è stata convocata con urgenza una riunione del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. L’organismo ascolterà Bruno Valensise, direttore dell’Agenzia informazioni e sicurezza interna, per verificare l’origine dei messaggi e il possibile collegamento con le proteste.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere