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Attualità 3 min di lettura3 ore fa

Milano, la guerra entra in passerella: l’arte ucraina resiste

A Pieve Emanuele moda, poesia e arti visive hanno trasformato le storie dell’Ucraina in un percorso scenico tra memoria, dolore e ricostruzione.

A Pieve Emanuele la guerra in Ucraina è diventata materia per abiti, immagini, versi e musica. Nel Centro Civico Umberto Castelli, durante la Settimana della moda di Milano, artisti e stilisti ucraini hanno portato in scena “Fashion Wins the War – Fashion for Freedom: Dalle armi alle ali”, un progetto costruito su testimonianze reali e sulla capacità della cultura di custodire l’identità di un popolo.

Il percorso ha coinvolto anche le storie dei bambini di Kharkiv, città duramente colpita dagli attacchi russi. L’iniziativa ha favorito incontri tra esponenti delle amministrazioni italiane, associazioni, comunità locali e rappresentanti della creatività ucraina.


Quando la moda diventa memoria

Lo spettacolo faceva parte di “Art Wins the War – IntegrArte”, progetto internazionale inaugurato in occasione della Giornata internazionale della pace e organizzato da VITAUKR e VITAWorld con il sostegno del Comune di Pieve Emanuele. La moda, in questo contesto, non è stata utilizzata soltanto per mostrare collezioni, ma come strumento per raccontare la guerra e le sue conseguenze sulle persone.

Natalia Sasina, direttrice di VITAWORLD e responsabile della regia e dell’organizzazione, ha spiegato che l’idea è nata dopo l’incontro con Borys Grynyov a Kharkiv. La poesia dello scienziato e collezionista d’arte ha contribuito a costruire un linguaggio capace di accostare dolore, crimini di guerra e creatività. «Quando le parole non bastano, l’arte trova un altro modo per farsi ascoltare», ha detto Sasina, sottolineando l’obiettivo di mostrare al pubblico italiano le persone e le storie che si trovano dietro l’espressione “guerra in Ucraina”.


Due percorsi tra paura e rinascita

La parte centrale della rappresentazione ha seguito il passaggio dalla distruzione alla ricostruzione. Oksana Unytska, costretta a trasferirsi nei Paesi Bassi dopo l’invasione russa, ha presentato il marchio GORSSET: le modelle portavano strutture simili a case, richiamo alle abitazioni perdute e alle città devastate. In una fase successiva quelle sagome venivano abbandonate vicino alle rovine, dalle quali emergevano lentamente dei fiori.

Per Unytska, continuare a lavorare nel settore della moda significa mantenere un legame con la propria terra. «L’arte mi ha aiutata a non perdere me stessa e a continuare il mio percorso», ha raccontato la stilista, indicando nel design uno strumento per parlare dell’Ucraina e della sua cultura anche dopo il trasferimento all’estero.

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Olga Nikitenko, fondatrice del marchio RYTM, vive invece a Kharkiv con la famiglia e continua a lavorare nonostante gli attacchi. La sua collezione ha rappresentato le emozioni delle donne ucraine all’inizio dell’invasione attraverso grandi maschere, associate allo shock, alla disperazione, alla paura e alla percezione del pericolo. Quando le maschere venivano rimosse, i movimenti delle modelle diventavano più decisi e al centro compariva una figura femminile con il tridente ucraino, simbolo di resistenza.


I bambini trasformano i missili

La poesia di Borys Grynyov ha aggiunto allo spettacolo una dimensione legata alla memoria e alla vita quotidiana sotto le bombe. I testi delle raccolte “Sinfonia della guerra” e “Aprile”, recitati in italiano da Helen Zadiraka, sono stati accompagnati da animazioni ispirate alle illustrazioni di Yuliia Nabokova. Le parole hanno dialogato con musica e immagini, mettendo al centro non solo la distruzione, ma anche chi continua a vivere e a ricostruire.

Particolarmente significativa è stata la storia di un laboratorio condotto da Nikitenko con alcuni bambini di Kharkiv durante un attacco missilistico. Dopo l’allarme, l’attività è proseguita in un rifugio: la designer ha chiesto ai partecipanti di disegnare ciò che li spaventava e poi di trasformarlo in qualcosa di bello. Così missili e droni sono diventati uccelli tropicali dai colori vivaci.

La scena ha riprodotto quella trasformazione con un grande pennello, sagome di cartone sollevate dal basso e figure variopinte calate dall’alto. «L’arte non può fermare la guerra, ma ci aiuta a rimanere esseri umani», ha affermato Nikitenko, ricordando l’importanza di aver sviluppato il progetto proprio a Kharkiv, una città vicina al fronte.

All’interno dell’esposizione di Pieve Emanuele è stata presentata anche una versione virtuale di “Fashion Wins the War”. Le opere esposte sono state rielaborate attraverso la tecnologia e trasformate in abiti ispirati ai loro colori, alle forme, alle superfici e alle suggestioni visive, ampliando il dialogo tra arti figurative e moda.

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