Milano, la casa espelle famiglie e lavoratori: numeri e storie
Prezzi immobiliari, sfratti e liste d’attesa raccontano una crisi che spinge residenti e professionisti lontano dalla città.
Per Elisa Macellari la scelta di lasciare Milano è diventata inevitabile quando è arrivato il momento di cercare una casa adatta alla famiglia. Oggi vive a trenta chilometri di distanza, a Vigevano, dove nel 2020 ha acquistato un’abitazione di circa 110 metri quadrati, a poca distanza da piazza Ducale, pagando 165 mila euro.
La differenza con il capoluogo lombardo, racconta l’illustratrice, è netta: nella nuova casa ci sono due bagni, una cucina ampia, due camere e uno studio. A Milano, invece, per un appartamento di 60 metri quadrati venivano richiesti più di 300 mila euro, senza nemmeno uno spazio separato per il bambino.
Quando arriva un figlio, Milano diventa impraticabile
La nascita di Sirio, nel 2020, ha reso ancora più evidente il problema. Macellari spiega che trovare un alloggio abbastanza grande per ospitare una camera per il figlio e un ambiente destinato al lavoro avrebbe significato accettare costi insostenibili oppure trasferirsi in aree troppo lontane dai servizi e dall’asilo: «La città era improponibile».
Prima del trasferimento, la famiglia aveva vissuto in una sistemazione provvisoria nella zona di piazza Abbiategrasso. L’appartamento, ricavato in un seminterrato, non aveva una cucina e utilizzava un bagno condominiale; quella soluzione, pensata per durare poco, si era protratta per circa due anni.
Prezzi fuori portata anche per chi lavora
A Milano il valore medio delle abitazioni raggiunge 5.600 euro al metro quadrato, mentre per la locazione si arriva a 22 euro mensili al metro. Nel centro cittadino la media per comprare sale a 10.850 euro, contro i 6.350 del semicentro e i 3.950 delle periferie, secondo Scenari Immobiliari.
Anche gli affitti mostrano una distanza marcata tra le zone: nel cuore della città si arriva a 440 euro annui per metro quadrato, che diventano 255 nel semicentro e 150 nelle aree esterne. Per un alloggio di 60 metri quadrati, la spesa indicativa può quindi variare da 2.200 a 750 euro al mese. Gli studenti fuori sede, inoltre, incontrano sempre più spesso richieste superiori a 700 euro per una stanza singola.
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Il mercato presenta anche una fascia di grande disponibilità economica: nel 2025 sono state registrate 204 compravendite oltre la soglia dei due milioni di euro. Savills segnala un incremento del 59 per cento rispetto al 2019.
Sfratti e graduatorie senza risposta
L’aumento dei canoni alimenta le difficoltà degli inquilini con redditi più bassi. Mattia Gatti del Sicet Cisl e Carmelo Benenti del Sunia-Cgil rilevano che molti nuclei finiscono in arretrato perché non riescono più a sostenere richieste considerate eccessive. Il Tribunale convalida più di duemila sfratti ogni anno; nel 2025 quelli eseguiti sono stati 1597.
Non tutti i provvedimenti dipendono dalla morosità: una parte nasce dalla scadenza del contratto. In diversi casi i proprietari scelgono poi di destinare gli immobili alle locazioni brevi, riducendo ulteriormente l’offerta disponibile per chi cerca una sistemazione stabile.
Il patrimonio dell’Aler comprende 63 mila alloggi a canone sociale, ma le famiglie con un Isee fino a 16 mila euro inserite nelle graduatorie sono 17 mila. Ogni anno meno di mille riescono a ottenere le chiavi, un divario che contribuisce a rendere strutturale la crisi abitativa.
La giunta ha previsto 42 milioni di euro nell’arco di due anni. L’assessore alla casa Fabio Bottero sostiene però che un intervento dei soli Comuni non sia sufficiente e chiede un impegno diretto del governo. La difficoltà non riguarda soltanto chi ha redditi fragili: il presidente del Tribunale Fabio Roia ha definito «una situazione drammatica» anche l’impatto degli affitti sulla possibilità di attirare cancellieri e altri lavoratori negli uffici giudiziari milanesi.
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