1.194notizie oggi Scopri i vantaggi
Attualità 3 min di lettura21 min fa

Milano, il video degli incappucciati arriva dalla Francia: cosa mostra davvero

Le immagini rilanciate come prova di presunte provocazioni a Milano furono registrate a Metz durante gli scontri di ottobre, con audio e contesto alterati.

La scena rilanciata sui social non documenta episodi avvenuti a Milano: riguarda invece l’operato della polizia francese ed è stata filmata a Metz. Il filmato, quindi, non offre alcuna prova di un coinvolgimento del governo italiano o di presunti infiltrati nelle manifestazioni del capoluogo lombardo.

Offerta del giorno21 ottobre

GioiaPura

-15% su tutto da GioiaPura

Scade tra 71 giorni
*********


Nessuna prova sugli scontri italiani

Il richiamo al cosiddetto “metodo Cossiga” viene usato nei post per sostenere che persone incappucciate sarebbero state mandate da Giorgia Meloni con l’obiettivo di screditare le proteste. Le immagini mostrano alcune figure vestite di scuro mentre si muovono verso un cordone di agenti dopo il lancio di un oggetto, ma il luogo e la circostanza vengono presentati in modo errato.

La clip è stata infatti privata dei suoni originali e accompagnata da una base musicale. In questo modo sono spariti anche i dialoghi in francese e gli altri rumori utili a ricostruire quanto stava accadendo. La scritta sovrapposta invita a identificare quei giovani con i violenti delle piazze italiane, ma il video non conferma questa interpretazione.


Il precedente citato nei post

L’espressione collegata a Francesco Cossiga risale a un’intervista del 2008, nella quale l’ex Presidente della Repubblica parlò delle proteste dell’Onda e si rivolse all’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni. In quell’occasione sostenne: «ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

Quella dichiarazione, pronunciata circa diciotto anni fa, non dimostra però l’esistenza di un piano analogo per i disordini milanesi. Anche sul piano giuridico la provocazione non è ammessa: chi spinge una persona a commettere un reato che altrimenti non avrebbe compiuto non agisce secondo le regole previste dall’ordinamento.


Cosa consente la legge italiana

La normativa disciplina invece l’impiego dell’agente sotto copertura, previsto dall’articolo 9 della legge 146 del 2006. Il suo compito è infiltrarsi per acquisire elementi su illeciti già in corso, e l’attività è possibile soltanto nei casi indicati dalla legge.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

La Corte di Cassazione, con una sentenza del 30 ottobre 2014, ha chiarito che diventano illegittime le operazioni in cui l’agente non si limita a raccogliere prove, ma incoraggia o induce qualcuno a delinquere. Non ci sono, comunque, elementi che colleghino questa vicenda al filmato girato in Francia.


Metz, il contesto delle immagini

La registrazione risale a piazza d’Armes, a Metz, nel nord-est della Francia, durante i disordini di ottobre. Il 17 ottobre circa 5.200 persone parteciparono alla manifestazione; il giorno successivo, secondo la procura, risultavano 19 persone fermate, tra cui nove minorenni.

L’emittente locale ICI riferì inoltre della circolazione di filmati in cui alcuni agenti, accusati di essersi confusi tra i manifestanti, avrebbero lanciato gas lacrimogeni. Il sindacato di polizia Unité Police sostenne che l’intervento fosse stato disposto per bloccare persone intenzionate a colpire le forze dell’ordine alle spalle.


I numeri delle giornate milanesi

A Milano, il 17 ottobre, dopo la conclusione del corteo di «Italia in Piazza», più di 5mila partecipanti raggiunsero il Duomo in piccoli gruppi. Alcuni giovani con il volto coperto lanciarono transenne, sampietrini e bombe carta contro gli agenti, provocando danni a vetrine e veicoli; quella sera circa 50 persone furono accompagnate in questura, quasi la metà minorenni.

Il giorno dopo si verificarono nuovi episodi nella zona del Duomo e 160 persone furono portate in questura: l’80% era minorenne. Nel bilancio comunicato il 19 ottobre si contavano 271 accompagnamenti, 220 riguardanti minorenni, e 32 arresti, di cui 23 a carico di minorenni. Si trattava soprattutto di ragazzi molto giovani, non riconducibili a gruppi già noti.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere